martedì 13 ottobre 2015

Amaryllis belladonna, il giglio africano

Soluzione Quiz botanico ottobre 015
  
 
Con l’ arrivo delle prime piogge autunnali, nelle campagne delle regioni meridionali mentre ci si appresta a preparare la vendemmia, macchie di amarillidi dai grandi fiori colorano di rosa  i giardini ed i coltivi intorno.
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Amaryllis belladonna è una specie rustica e frugale originaria della regione del Capo in Sudafrica; molto resistente al caldo e alla siccità si è diffusa in tutti i climi di tipo mediterraneo dove prospera facilmente in piena terra, creando gradevoli macchie di colore sparse in modo spontaneo negli angoli più disparati del giardino. Viene chiamata giglio delle vigne ma anche, come in Sicilia, Femmina nuda o all’inglese Naked Lady perché con le prime precipitazioni di fine estate la pianta, che trascorre il periodo caldo in quiescenza come bulbo dormiente e senza vegetazione aerea, fiorisce prima di emettere nuova vegetazione. 
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Lunghi steli rossicci emergono “nudi” dal terreno portando in cima le infiorescenze a 5,6 fiori imbutiformi di un colore rosa intenso che tuttavia nei fiori esposti a pieno sole tende un poco a sbiadire. I fiori sono molto durevoli e profumati soprattutto di sera e si dispongono in modo da rivolgere le corolle verso la massima insolazione.

Non sono per niente freddolosa visto che in autunno con l’arrivo delle prime piogge mi vedi in giro praticamente nuda

Subito dopo la fioritura compaiono le foglie nastriformi , di colore verde brillante che si manterranno in vegetazione sino alla primavera successiva consentendo al bulbo di immagazzinare sostanze nutritive di riserva.
All’inizio del periodo caldo la parte aerea della pianta dissecca scomparendo sino alla fioritura successiva mentre i grossi bulbi tondeggianti che si mantengono in superficie trascorreranno l’estate in dormienza. I semi che si producono dopo la fioritura maturano velocemente; sono sferici, di colore perlaceo e di grandi dimensioni; questo fa si che in giornate di forte vento cadano al suolo vicino alle piante madri germinando rapidamente e creando gruppi affastellati di fiori, molto decorativi.
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Per lungo tempo ho dovuto sopportare di venire confusa con le “stelle del cavaliere” ma finalmente hanno dovuto riconoscere che sono l’unica del mio genere

 

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Amaryllis è un piccolo genere di bulbi della famiglia delle Amaryllidaceae. La specie è arrivata in Europa nel XVII secolo attraverso scambi commerciali con l'Italia. E’ certo, infatti, che Andrea Matteo Acquaviva, principe di Caserta (1594- 1634) ne ebbe per primo una pianta fiorita nel suo giardino che fu descritta e ritratta da Giovan Battista Ferrari con il nome di Narciso gigliato indiano Donna Bella.
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Data la facilità di propagazione e la notevole rusticità, l’amarillide si diffuse rapidamente in Italia e in altre località del Mediterraneo. Il nome Amaryllis venne usato per la prima volta da Linneo nel 1738 per descrivere, nel Sistema Naturae e nelle sue diverse revisioni,  piante stranamente molto diverse tra loro utilizzando l’attributo Bella donna per la specie proveniente dall’Italia e Amaryllis equestris per specie di origine sudamericana. Tale attribuzione creò in seguito molta confusione, fu, infatti, solo a partire dall’inizio del 1800 che William Dean Herbert, un botanico studioso della famiglia delle Amaryllidaceae, analizzando meglio le differenze tra le specie sudafricane e quelle sudamericane si rese conto che le piante classificate da Linneo come Amaryllis in realtà avevano tra loro pochi aspetti comuni; decise così di separare i generi, mantenendo unicamente la specie sudafricana Amaryllis belladonna nel genere Amaryllis ed assegnando le altre piante a generi diversi per i quali dovette inventare nomi completamente nuovi; per mantenere il nome dato da Linneo (Amaryllis equestris) chiamò il nuovo genere Hippeastrum, «stella del cavaliere» cui attribuì molte delle grandi Amaryllidaceae sudamericane. Dopo lunghe dispute tassonomiche continuate per oltre un secolo, i due generi risultano definitivamente separati dal 1954, ma ancora oggi, alcune cultivar di Hippeastrum sono comunemente chiamate amarilli.
 
Amarillide è un nome di origine greca che significa splendente, scintillante, brillante usato come nome femminile da numerosi autori dell’antichità come Teocrito e Virgilio che nella prima ecloga delle Bucoliche da il nome di Amaryllis ad una bella pastorella di cui il pastore Titiro si era invaghito.

Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi
silvestrem tenui Musam meditaris avena ;
nos patriae finis et dulcia linquimus arva ;
nos patriam fugimus; tu, Tityre, lentus in umbra
formosam resonare doces Amaryllida silvas
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La Ballerina Letterata mi ha scelto come nome arcadico 
Teresa Bandettini fu poetessa e ballerina italiana alla fine del settecento; ancora bambina fu avviata dalla madre alla danza perché si distogliesse dalla innata passione per la lettura e la composizione in versi; di nascosto, tuttavia,  Teresa cominciò a studiare gli scritti di Metastasio, Goldoni, Petrarca ed Ariosto e grazie all’intercessione di un padre agostiniano ottenne protezione da una famiglia nobile che le consentì di dedicarsi liberamente alla scrittura. A sedici anni era già capace di tradurre in terzine le Metamorfosi di Ovidio e mentre girava l’Italia con spettacoli di danza cominciò ad esibirsi in pubblico nella composizione di versi. Fu per questo definita La Ballerina Letterata. Si esibì come poetessa nei principali teatri italiani dove ebbe un successo travolgente per essere capace di commuovere nel corso dei suoi spettacoli non solo il pubblico ma anche se stessa tanto da essere definita L’improvvisatrice Commossa. Entrò a far parte dell’Accademia dell’Arcadia con il nome arcadico di Amarilli Etrusca. Morì ultrasettantenne in un’epoca che non la apprezzava più e con un pubblico che, nelle rare occasioni conviviali cui partecipava, provava pietà ed imbarazzo nel sentirla declamare commossa i suoi versi  ritenuti, oramai, fuori moda.
 
Il 20 settembre se vai a Ventotene, per la festa di Santa Candida non dimenticare di fargliene un omaggio 

 

Ventotene è una piccola isola che fa parte dell’arcipelago pontino, situata al largo della costa tirrenica tra il Lazio e la Campania. Amaryllis belladonna è il fiore che tradizionalmente si porta il 20 settembre in omaggio a Santa Candida, patrona dell’isola, in occasione della sua festività.
 
Nonostante portiamo lo stesso nome non sono una droga mortale anche se non ti consiglio di mangiarmi perché potresti stare molto male

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La specie più conosciuta  denominata con  il termine specifico di “belladonna” è una solanacea ritenuta sin dall’antichità specie pericolosissima; Atropa belladonna è infatti una pianta tra le più velenose del mondo vegetale; le foglie contengono atropina e iosciamina, le radici sono ricche di scopolamina e 3-4 bacche possono essere mortali anche per un adulto.  Per quanto riguarda invece la denominazione specifica “belladonna” , il termine fa riferimento ad una pratica in uso nel Rinascimento quando le donne usavano l’atropina, estratta dalla pianta di atropa, come collirio per dilatare le pupille; si riteneva infatti che avere uno sguardo lucente e vacuo fosse un irrinunciabile canone di bellezza. 
 
Amaryllis belladonna non è specie mortale come la precedente ma è considerata tossica per la presenza dell’alcaloide licorina che causa nausea, diarrea, ipotensione, depressione e danni epatici. Tutte le parti della pianta sono tossiche ma particolarmente i bulbi. Non si conoscono per l’amarillide effetti della pianta legati alla bellezza delle donne, si ritiene che l’appellativo Donna bella facesse riferimento alla bellezza dei suoi fiori. 
 

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