domenica 8 luglio 2018

Elena Accati: Le storie che non ti ho raccontato

 
Una vita dedicata ai fiori e alle piante, sia a livello professionale che come ricerca e studio continuo e personale dei tanti segreti e delle insospettabili prerogative che il mondo vegetale possiede, è quella vissuta, e posso affermarlo con grande ammirazione dopo averla conosciuta personalmente, da Elena Accati, signora della Floricoltura italiana, una vita dedicata alle piante ed ai giardini lavorando come  Professore ordinario alla cattedra di Floricoltura della Facoltà di Agraria di Torino; appassionata di parchi e giardini ne ha visitati e studiati nelle parti più remote del mondo divenendo poi, direttrice del primo Master in Italia di Progettazione del Paesaggio e delle Aree verdi presso lo stesso ateneo;  ha, poi, partecipato a progetti delle Nazioni Unite volti a diffondere le colture di interesse ornamentale in Paesi in via di sviluppo insegnando ad esempio a coltivare le  rose ai contadini delle isole Réunion.
Poi, una volta conclusa l’attività accademica, condotta in tandem sin dai tempi dell’Università con il marito Angelo Garibaldi, oggi, Professore Emerito di Patologia vegetale, anche lui innamorato del suo lavoro tanto da non riuscire, nonostante sia in pensione da tempo, a separarsi dalle sue serre della Facoltà di Agraria, Elena si è dedicata alla divulgazione scrivendo libri rivolti sia al pubblico di appassionati del verde (Piccoli giardini, terrazzi e balconi; Arte e Natura; Il giardino dei frutti perduti; Siamo alla frutta: 400 ricette per riportarla finalmente in tavola; La cucina dei naviganti. Andar per mare e mangiar bene; Teatrum rosarum; Fiori in famiglia: Storie e storie di Eva Mameli Calvino) che ad un pubblico giovane  (Avventure nel bosco, 20 storie con radici) per raccontare, come già sperimentato in casa con il nipote Jacopo, le meraviglie del mondo vegetale a misura di bambino. Negli ultimi anni non sono mancati i romanzi come Ragazze di ieri ed il racconto a tema più personale Le storie che non ti ho raccontato sul rapporto con la figlia Francesca nel periodo dell’infanzia e dell’adolescente. Per fare conoscere i suoi libri e non smettere neanche un minuto di parlare e pensare di piante, Elena è spesso ospite di scuole, circoli della stampa e delle tante associazioni legate al verde che hanno piacere di incontrarla in tutta Italia. 
Io questo piacere l’ho avuto un sabato di inizio luglio insieme ai soci dell’ Etna Garden Club catanese, nel corso della presentazione del suo libro: Le storie che non ti ho raccontato che si è svolta a Sant’Agata Li Battiati all’interno del magnifico Parco del paesaggista Ettore Paternò del Toscano scomparso da alcuni anni e curato, oggi, dalla nuora, dottoressa Barbara Notarbartolo, che ha fatto gli onori di casa ad un pubblico numeroso e partecipe.
 
Il libro racconta in prima persona il  difficile rapporto che Elena avuto con la sua unica figlia Francesca nel periodo dell’infanzia e poi dell’adolescenza; descrive i sensi di colpa di una madre poco presente perché impegnata con passione in un lavoro che la portava per lunghi periodi lontana da casa e le difficoltà incontrate nel dipanare con la figlia, dal carattere mite ed introverso, le trame di un discorso affettivo. A distanza di anni, Elena Accati ricorda alla figlia situazioni vissute insieme, incomprensioni, attriti, raccontati usando le piante come vocabolario dei sentimenti. Otto capitoli dedicati ad altrettante situazioni (adattamento, aggressività, altruismo, competizione, invadenza, attrazione, frugalità, pudore) per constatare come il comportamento vegetale può essere di aiuto per chiarire i sentimenti raccontati. Il ricordo di un campeggio montano a due, fortemente voluto da Elena per rinsaldare il rapporto con la figlia ma accettato dalla ragazza con poco entusiasmo e scarsa capacità di adattamento; la delusione della madre nel non riuscire a fare apprezzare alla figlia i bei momenti da passare insieme le fa descrivere, per confronto, la naturalità con la quale le piante riescono a  risolvere situazioni difficili semplicemente mettendo in atto meccanismi di adattamento, come avviene per gli alberi montani che riducono la taglia dei tronchi o la dimensione delle foglie in funzione dell’altitudine o come fanno certe orchidee che si adattano a vivere su pendii scoscesi e pietrosi pur di evitare di essere mangiate dagli erbivori. O ancora il ricordo di atteggiamenti troppo remissivi della figlia nei confronti di amici invadenti porta Elena a suggerire l’esempio offerto in natura dai ciliegi che sanno allontanare presenze indesiderate attraverso sostanza emesse dagli apparati radicali, tanto da essere disposti, nella tradizione contadina, ai margini degli appezzamenti coltivati, in prossimità dei boschi, perché capaci di rintuzzare l’avanzata di vicini vegetali aggressivi ed invadenti.
La lettura del libro scorre veloce e fa riflettere sulla complessità di sentimenti descritti; io del libro ho apprezzato particolarmente i numerosi riferimenti al comportamento vegetale di cui Elena Accati è grandemente competente; per quanto riguarda, invece il problematico rapporto con la figlia, io che sono madre di un unico figlio maschio, oramai fuori dalla fase  adolescenziale, posso dire di avere avuto anch’io, in passato,  le mie brave gatte da pelare.


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