sabato 9 marzo 2019

Anticipazioni Radicepura Garden Festival - aprile 2019

E’  già in una fase  molto avanzata l’organizzazione della seconda edizione del Radicepura Garden Festival 2019, evento internazionale dedicato al garden design e all'architettura del paesaggio del Mediterraneo che prenderà avvio in Sicilia, a Giarre vicino Catania, a partire dal 27 del mese di aprile e che si protrarrà per tutta l’estate sino al mese di ottobre.
Il Concorso Internazionale indetto dalla Fondazione Radice Pura insieme ai Vivai Faro ha quest’anno per tema il Giardino Produttivo ed è rivolto a progettisti del verde under 35 chiamati a declinare il tema della produttività del giardino in modo assai ampio e dunque non solo sotto forma, come è ovvio, di piante eduli delle quali mangiare fiori, foglie o frutti ma anche come luogo capace di generare benessere perché realizzato con essenze profumate o perché in grado, come avviene in Sicilia nel giardino pantesco o nel Warka water africano, di captare l’acqua sotto forma di condensa per dare refrigerio ad uomini e piante.
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Moltissimi sono stati i progetti partecipanti provenienti da tutta Europa selezionati da una giuria internazionale presieduta da Sarah Eberle.
Ne sono stati prescelti dieci che verranno realizzati all’interno del Parco di Radicepura sotto la direzione dei rispettivi autori che avranno a disposizione un budget di diecimila euro per realizzare su una superficie di 50-60 mq le infrastrutture del giardino e mettere a dimora la componente vegetale scegliendo tra le oltre 800 specie ed innumerevoli varietà che compongono il catalogo dei Vivai Faro e delle molteplici aziende vivaistiche satelliti.
Ai Giardini nascenti dei giovani progettisti si aggiungeranno per questa edizione due Giardini d’autore progettati e realizzati da paesaggisti di grande valore internazionale come Antonio Perazzi e Andy Sturgeon. Anche Besson, che l'anno scorso aveva realizzato il suggestivo giardino Orfeo ed Aretusa sarà presente  con una nuova riedizione dello stesso giardino .
Antonio Perazzi è architetto paesaggista con studio a Milano ma sempre in viaggio sia per lavoro che per innata curiosità, alla ricerca continua di nuove specie e nuovi paesaggi, elaborando idee che vengono mese in pratica, prima ancora che nei suoi giardini, nel suo rifugio- laboratorio di Piuca in Toscana. Editorialista di Gardenia è stato spesso ospite in Sicilia per conferenze e chiacchiere tra appassionati del verde; al Festival di Radicepura avrà a disposizione una superficie di 200 mq su cui realizzare una installazione dal titolo Home ground. Terra di casa
Andy Sturgeon, garden design inglese, è stato vincitore di sette medaglie d'oro e per due volte nominato Best in Show al RHS Chelsea Flower Show ed  è inserito nella classifica dei migliori dieci paesaggisti del Regno Unito. Ha realizzato progetti in tutto il mondo con uno stile innovativo ma classico, senza tempo. E’ sempre personalmente coinvolto nella realizzazione di ogni suo giardino vivendo sul luogo dove il giardino verrà costruito per coglierne l’essenza del luogo. Non si impegna in genere su progetti che non abbiano un valore di costruzione inferiore alle centomila sterline.  Del giardino che allestirà a Radicepura  conosco solo il nome:"Layers".
A che punto sono i lavori? Giorno 7 marzo la manifestazione è stata presentata ufficialmente a Palermo a Palazzo dei Normanni davanti le autorità regionali. L’organizzazione in campo è nella fase di individuazione e reperimento delle diverse essenze vegetali indicate dagli autori e necessarie alla realizzazione dell’allestimento dei diversi giardini progettati.

Alcuni giardini che avevano caratterizzato il Festival di due anni fa sono destinati a fare spazio ai nuovi giardini come ad esempio Vaso Italia ed Evaporazione Mediterranea di Passerotti. Dovrà poi, essere completamente ripristinata l’installazione più ammirata della prima edizione del Festival che è Anamorphose le cui fioriture merlettate saranno sostituite, in omaggio al tema di quest’anno, da piante aromatiche ed essenziali. 

Aprile è dietro l’angolo e c’è ancora molto da fare per farsi trovare pronti ad una nuova stagione dedicata,  in Sicilia,  al Giardino ed al Paesaggio mediterraneo.


domenica 17 febbraio 2019

I frutti profumati del Ficus pumila

L'esperto risponde
Domanda
Tra i rampicanti del mio giardino ho un Trachelospermum  jasminoides che questo autunno ha prodotto dei grossi frutti simili a fichi; cercando informazioni sul Web non sono riuscita però a trovare nessuna notizia o foto a riguardo, potrebbe aiutarmi lei?

Risposta
Il miglior modo per aiutarla è innanzi tutto cercare di dare una giusta identificazione alla specie perché i frutti che mi ha descritto in foto non sono frutti di Trachelospermum jasminoides ma di Ficus pumila L. , un rampicante di origine asiatica che come l’edera è in grado di aderire perfettamente ad una superficie da ricoprire.  Ne avrà messa tempo fa una piantina e solo ora è cresciuta tanto da farsi notare.
Quando la specie è giovane, infatti,  ha piccole foglie sempreverdi nei colori del verde e del bronzo che stentano un poco ad attaccarsi al supporto ma, una volta che si è ben insediata, la pianta è in grado, con radici avventizie, di ricoprire superfici vaste poste anche in zona ombreggiate.
Quando poi, viene raggiunta l’età adulta, la specie si ricorda della sua origine tropicale e le foglie assumono forma più grande, ovale con piccioli fogliari più ingrossati su rami sparati verso l’alto o in orizzontale che non hanno bisogno di supporto per accrescersi.
A maturità, essendo il Ficus pumila  appartenente alla famiglia delle Moraceae, produce all’ascella delle foglie dei siconi di forma globosa (molto simili a normali fichi) che emanano un profumo dolce, esotico, inaspettatamente gradevole. 
Ficus pumila, che è conosciuta anche con il sinonino di Ficus repens, cresce bene in pien’aria solo nelle regioni dove non si registrano minime termiche molto rigide anche se in caso di forti abbassamenti termici la pianta dopo un periodo di secco si riprende emettendo nuova vegetazione. E' inoltre necessario supportare tanta esuberante crescita con adeguate, frequenti innaffiature; se poi la pianta dovesse diventare invadente occorre intervenire con opportune potature di contenimento.


giovedì 7 febbraio 2019

Il giardino delle vecchie signore

Recensione del libro ed alcune annotazioni sulle arvicole
Grazie ad Amazon sono riuscita a comprare un libercolo, dal titolo accattivante per una bibliofila del verde, attempata come me, che risponde al nome di: Il giardino delle vecchie signore di Maureene  e Bridget Boland, edito da B.C. Dalai editore per la collana I Tascabili.
Dico grazie ad Amazon perché il reparto dei libri di giardinaggio nelle librerie anche importanti come Mondadori e Feltrinelli si è ridotto veramente al lumicino. Sarà perché, come mi ha detto un commesso è il classico cane che si morde la coda; il loro reparto è sguarnito perché i testi hobbistici i clienti li comprano oramai online ma è anche vero che, io che amo le librerie, compro su Amazon perché non riesco più a trovare niente di interessante sui loro scaffali, ed è un vero peccato.
Comunque l’acquisto di questo libricino tascabile di poco più di 130 pagine si è rivelato di lettura e rilettura gradevole. Maureen e Bridget Boland sono due sorelle inglesi nubili, che come quasi tutti i conterranei sono appassionate di giardinaggio che praticano fin dalla più tenera età ed in ogni casa da esse posseduta. E’ proprio della pratica del giardinaggio che raccontano avendo messo insieme in tanti anni di attività una serie di esperienze che vanno dal giardino molto umido, al giardino in ombre, a quello su di un terreno fresco e sabbioso. Non si tratta però di un libro fotografico dove trovare ispirazione per ricreare nei propri spazi a verde situazioni simili a quelle proposte nel testo; solo qualche disegno divide i singoli brevi paragrafi e, d’altra parte, io che vivo in Sicilia non avrei trovato particolare motivo di ispirazione da un testo siffatto.
In questo libretto, invece, si trovano una serie di consigli e notazioni di giardinaggio assai più generali, dettati dall’esperienza maturata dalle autrici per affrontare in modo pragmatico i diversi problemi connessi all’impianto ed al mantenimento di un bel giardino. Nella scelta delle specie, ad esempio, quando si deve fare un nuovo impianto,  è buona pratica, secondo le sorelle Boland, affidarsi alle chiacchiere di buon vicinato per sapere cosa cresce bene in quel luogo e cosa sia più idoneo coltivare in quel giardino. Basarsi sulla tradizione, sul passa parola, sulle esperienze scambiate tra appassionati in treno o in autobus è il modo migliore per acquisire utili informazioni a cui aggiungere, è ovvio, la lettura di libri un poco antiquati sui giardini ma anche di trattati moderni, agevolate, in questo, le due sorelle, dal lavoro di libraia svolto da Maureen. 
E così ogni piccolo paragrafo del libro è un susseguirsi di consigli che fanno riferimento ad antiche credenze e a strane convinzioni che ad un lettore cittadino possono sembrare strampalate ma che, nella pratica giardiniera messa in opera dalle autrici, si sono rivelate efficaci. Interrare le foglie di te vicino alle camelie o le bucce di banana accanto alle rose è da considerarsi un toccasana per le rispettive piante coltivate"; oppure: " con il risciacquo del contenitore del latte dare acqua alle piante di casa e fare la stessa cosa con le bottiglie di birra svuotate; quest’ultima sembrerebbe avere effetti concimanti miracolosi probabilmente per la presenza dei fermenti residui". "Un semplice spicchio d’aglio piantato dentro ogni rosa basta a tenerne distanti gli afidi, avendo però l’accortezza, di non lasciare fiorire l’aglio per non profumarne il giardino al posto delle rose."
Un paragrafo è poi dedicato alle simpatie ed antipatie tra piante: "il tagete va con tutto e rende patate ed ortaggi in salute e produttivi ed anche le ortiche si dice aiutano la crescita delle altre piante"; "seminare la camomilla vicino a piante stentate o delicate ne migliorerà notevolmente la crescita". Tra le antipatiche, invece: "se una quercia è vicino ad un noce non vivrà” scriveva Philemon Holland nel 1601; per i frassini ogni brava “Vecchia Signora” vi dirà di non piantarli mai vicino ai fiori o nell’orto",   come confermato poi dall’esperienza messa in campo dalle autrici.
La parte finale del libricino , scritta solo da Bridget Boland, racconta invece di leggende ed incantesimi in giardino, trovando traccia in manoscritti antichi di miscele magiche di fiori per la casa, per gli atleti, per prevedere il tempo che sarà.
Arvicole
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Mi è stato utile l’acquisto di questo libricino? Direi proprio di si perché leggendolo ho trovato la probabile soluzione ad un problema cha affligge da tempo dei cari amici che possiedono sull’Etna un vecchio vigneto dove hanno riattato una casetta per le vacanze. Proprio davanti casa hanno realizzato una micro superficie a prato, giusto lo spazio per delle sedie a sdraio dove prendere il sole in relax. Questo prato a minima manutenzione è afflitto dalla presenza di arvicole che si comportano come le talpe facendo buchi nel prato del quale rosicchiano le radici.
Giuseppe e Rosanna hanno tentato di tutto per contenerne la presenza: esche, trappole, ultrasuoni, gatti, senza mai riuscire a risolvere il problema. Le Sorelle Boland, a tal proposito, suggeriscono di utilizzare per talpe ed affini pochi pezzetti di carburo di calcio inseriti nella tana; con l’acqua di pioggia o di irrigazione il carburo si trasformerà in acetilene che è un gas che sviluppandosi nel terreno avrà la funzione di mettere in fuga le malcapitate arvicole. Finalmente, trovato un possibile rimedio made in England, riferisco la cosa a Giuseppe pensando di farlo felice per due ordini di motivi: primo perché ha una speranza di liberarsi dalle arvicole; secondo perché per lui, che è stato speleologo, il reperimento del carburo che faceva funzionare le lampade ad acetilene usate per andare in grotta, non dovrebbe essere un problema. Ma ecco verificarsi l'intoppo: il carburo che un tempo si comprava a sacchi ed era indispensabile per le esplorazioni in grotta non si trova più; in grotta si va oramai utilizzando le lampade a led e così il carburo che prima si trovava dai ferramenta non lo vende più nessuno. Occorrerà rassegnarsi alla presenza delle arvicole? Il libercolo inglese con i suoi consigli sensati è in realtà inutile perché tanto antiquato che i rimedi proposti non sono più reperibili? Tutto questo potrebbe essere vero se non ci fosse Amazon: dopo rapida consultazione troviamo la disponibilità di barattoli di carburo a pietra grossa in vari formati e costi. Attente arvicole! Il carburo, consigliato dalle Inglesi,  è in arrivo.




lunedì 21 gennaio 2019

Jasminum kedahense, un gelsomino chiamato Mario

Non ci volevano certo gli americani per farmi sapere che oggi, terzo lunedì del mese di gennaio, è Blue Monday , il giorno più triste dell’anno.
Lo so da tempo e non vale solo per questo lunedì, ma anche per tutti gli altri tristi giorni del mese di gennaio e per più di un motivo che di seguito vi starò ad elencare: Clima: io odio il freddo e anche se l’inverno siciliano, qui a Catania, non fa registrare temperature polari, a me, ugualmente, si spaccano le dita; piccole fessure ai bordi delle unghie che mi provocano fastidio e dolore soprattutto quando devo premere sul bottone della cassetta del bagno. Soldi: dalla tredicesima di metà dicembre molte spese sono passate sotto i ponti e il nuovo stipendio di gennaio, necessario a reintegrare il conto in banca, tarda, tarda troppo, ad arrivare. Dieta: i sensi di colpa conseguenti gli stravizi di Natale sono difficili da superare visto che non riesco a scalare neanche un grammo dal mio peso limite stagionale. Verde: tutto è in sospeso in attesa della stagione dei fiori; nei malinconici bancali dei discount o dei bricò  solo bulbi e ciclamini che non sono proprio la mia passione con l’aggravante dei vivai chiusi la domenica per assenza di piante fiorite da commercializzare.
Ma ad illuminare questo buio esistenziale una notizia bellissima mi è giunta in questi giorni via FB
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Filippo Figuera del vivaio Malvarosa, specializzato qui in Sicilia, nella produzione di pelargoni e gelsomini ha presentato in questi giorni una novità capace di controbattere ogni melanconia da Blue Monday: Jasminum kedahense, una specie di gelsomino presente in una regione della penisola malese (Kedah Peak), riprodotta con pazienza e fatica da diversi anni ed ora pronta per la commercializzazione sia in vivaio che online.
La particolarità di questo gelsomino è la fioritura invernale che avviene in dicembre -gennaio con fiori che emanano un profumo delicato che, a detta di Filippo, ricorda vagamente quello delle violette.  
Appresa la notizia non ho resistito e sono andata di persona in vivaio per vedere ed annusare dal vivo questo gelsomino novità e farmi raccontare a due voci da Filippo e sua moglie Agata la storia di questa pianta.
Jasminum kedahense è originario della penisola malese. Si tratta di una splendida specie a foglia intera, a fiore grande, bianco e profumato, con i boccioli pennellati di rosso. I gelsomini a foglia intera sono forse il gruppo di gelsomini più interessante e meno conosciuto. Di questi è molto amato e diffuso Jasminum Sambac, con alcune sue varietà, ma in maggioranza i gelsomini di questa sezione sono ancora poco diffusi. Possiedo la pianta madre di Jasminum kedahense credo da 7 anni. Mi fu donata da Mario Mariani, collega vivaista giardiniere del vivaio Central Park. Un giorno a Milano, durante Orticola, facendosi largo nel fiume di visitatori, venne al mio stand e al volo: "Questo è interessante per te. Un gelsomino. Non so come si chiama, ma è bello". Il massimo delle conversazioni che possiamo permetterci durante Orticola. Da allora quell'esemplare è stato in una serra, come pianta madre. Ogni anno è stato potato drasticamente per riprodurlo, prendendo tutto il "materiale" possibile per fare talee. Sembra facile, ma ci sono voluti anni per arrivare ad avere una produzione e metterla in vendita. In questi anni lo abbiamo chiamato Mario, per comodità. Ma nel frattempo ho iniziato a osservarne le caratteristiche per risalire al suo vero nome. Forma, posizione e dimensioni delle foglie, della corolla. Struttura dell'infiorescenza. Dimensioni e forma del calice, lunghezza dei lobi."
"Le specie simili sono molte. Ma il periodo di fioritura è stato un indizio forte. La fioritura invernale è anche la caratteristica "vincente" di questa pianta. Perché tra i gelsomini da noi coltivati è l'unico tipico di questa stagione ed è anche un bel cespuglio sarmentoso, che tende ad arrampicarsi".
"La specie proviene dalle foreste tropicali, dove vive a quote superiori agli 800 metri; ma l'origine non deve trarre in inganno, le nostre piante hanno conosciuto anche qualche grado sotto lo zero.”
Ma avete provato la coltivazione solo in serra o anche all’aperto?
La pianta madre è sotto copertura ma in una serra fredda ed ancora non ne abbiamo provato la coltivazione nel nostro Giardino dei Gelsomini; nutriamo però buone speranze che non debba soffrire eccessivamente per il freddo perché molto simile per portamento e periodo di fioritura a Jasminum multiflorum che noi coltiviamo anche all’aperto con piante che in inverno continuano a produrre fiori".
Jasminum multiflorum
Avete avuto già prenotazioni per questa specie novità?
"Si, subito dopo avere pubblicato sul nostro blog il post di presentazione di Jasminum kedahense abbiamo avuto diverse ordinazioni che dimostrano l’interesse per molti di disporre di un gelsomino profumato a fioritura invernale".
Boccioli fiorali di Jasminum kedahense
L’impressione che ho avuto di Jasminum kedahense come pianta in vaso è stata molto positiva per tipologia, forma e colore dei fiori che hanno, da boccioli, una particolare colorazione rosso, rosata. Un poco meno aggraziata mi è sembrata la forma che è quella di un arbustone che presenta lunghi sarmenti un poco disordinati anche se i caratteri li ho rilevati sull’esemplare originale che è stato ogni anno drasticamente potato per reperire il materiale di propagazione. Ma quel che più conta è il profumo dei fiori che è delicato ma persistente, capace di fare passare in secondo piano le malinconie del Blue Monday.
Per una rapida descrizione botanica riporto il testo  tratto dal libro The Genus Jasminum in cultivation, P. Green e D. Miller, A Botanical Magazine Monograp,  fornitami da Filippo.


P.S.
A proposito del "Gelsomino chiamato Mario", ho avuto modo di contattare Mario Mariani che è vivaista e cultore di piante un po’ speciali come graminacee, muschi, felci  ed altre specie per zone d'ombra che coltiva nel suo Vivaio, che ha nome Central Park, a Galliate in provincia di Novara e gli ho chiesto come fosse venuto in possesso della pianta di Jasminum kedahense regalata anni fa a Filippo Figuera. Mario mi ha raccontato a proposito una storia interessante: ”La pianta originaria era stata raccolta in Malesia da Peter Smithers che la coltivava in serra nella sua casa di Vico Morcote (Sir Peter Smithers è stato uomo politico e diplomatico britannico a cavallo della seconda guerra mondiale ricoprendo anche il ruolo di Segretario d’Europa a Strasburgo; appassionato da sempre di botanica divenne giardiniere in terza età nella sua residenza sulle rive del lago di Lugano dove creò un ecosistema- giardino a misura delle sue forze di giardiniere anziano in grado di autoregolarsi come ecosistema autonomo. Autore del libro L’avventura di un giardiniere). "Nel 2003/2004", continua Mario, " sono stato da lui e me ne ha regalato un pezzetto .... insieme a un sacco di altre piantine e semi. Ci teneva molto a questa pianta e ne ho avuto una talea solo perché ho ….rotto talmente ed era rimasto un po’ affascinato dal mio occhio lungo. Anni dopo ne ho regalata una delle mie a Filippo ... “ favorendo questo inusuale gemellaggio, aggiungo io, tra il Canton Ticino, la Lombardia e la Sicilia. 
 
 

martedì 8 gennaio 2019

Turnera ulmifolia o agrifoglio caraibico

Tra le sorprese verdi che hanno reso speciale il mio tiepido Natale siciliano, mi fa piacere raccontare la fioritura di Turnera ulmifolia un arbusto di origine tropicale che produce fiori gialli ed ha foglie a margine grossolanamente seghettato, tanto da essere chiamata nei luoghi di origine “agrifoglio caraibico”. Ne possiedo una piantina che ho ricevuto in modo, posso dire, fortunoso  quando questo settembre ho comprato alcuni arbusti in vaso da Massimo Sallemi, vivaista siciliano specializzato in palme e piante tropicali. Mentre Massimo mi imbustava gli acquisti, guardando una piccola piantina cresciuta abusivamente, diciamo da infestante, all’interno di uno dei vasi comprati, mi dice essere una piccola pianta di Tournera ulmifolia, da trapiantare, una volta arrivata casa, in un vaso a parte. E così ho fatto.
Presa la piantina dalle foglie di un verde brillante simile a quelle dell’ortica, le ho dedicato un piccolo vaso e come succede quando si possiede un balcone molto affollato me ne sono dimenticata. Fino a Natale quando con mia sorpresa la piantina, non più alta di una spanna, ha cominciato a fiorire producendo fiori giallo oro, a cinque petali che, come quelli dell’l’ibisco, durano un solo giorno compensando la brevità della fioritura con il numero dei fiori che sbocciano nuovi ogni giorno. 
Questa sorpresa meritava un adeguato approfondimento con ricerche svolte in foglio e sul web.
Tournera ulmifolia è una specie erbacea perenne, non più alta di un metro, spesso legnosa alla base, appartenente alla famiglia delle Passifloraceaee (sottofamiglia delle Turneroideae) il cui Genere fu dedicato da Linneo, nel 1753 a William Turner (1508-1568), naturalista, medico ed ecclesiastico inglese che fu tra i primi a fondare un Orto botanico in Inghilterra a Wells  e a descrivere un suo erbario in lingua inglese invece che in latino.
La specie è originaria delle regioni dell’America tropicale ed in particolare di Messico, Cuba e di numerose isole nelle Indie occidentali ma in realtà presenta una vasta distribuzione geografica essendosi ampiamente naturalizzata in regioni tropicali e subtropicali dove cresce come pianta infestante avendo grandi capacità di adattamento a diverse condizioni ambientali e di suolo. Attualmente è classificata come specie invasiva in Australia, Hawaii, Porto Rico, Isole Vergini, Singapore, Malesia, Indonesia e diverse isole nell'Oceano Pacifico. La capacità di diffusione della specie, dimostrata anche dall’ esemplare in fuga sul mio vaso, è essenzialmente dovuta alla fioritura continua durante tutto l'anno e alla facilità di riproduzione attraverso i semi la cui dispersione è favorita dalle formiche che li trasportano  a distanza,  anche se non così elevata dalla pianta madre,  dando luogo alla formazione di popolazioni spontanee a macchie dense e compatte.
E’ comunque molto utilizzata come pianta da giardino per segnare confini o come coprente del suolo; assai decorativa  per la sua vivace fioritura giallo dorata tanto da essere chiamata familiarmente in molti modi come ad esempio Marilope nei paesi a lingua spagnola; Yellow alder (Ontano giallo) e West indian holly o Agrifoglio caraibico per i paesi anglofoni dove è talmente popolare da essere protagonista di leggende, francobolli, opere d’arte, locali turistici.
Descrizione botanica: La specie presenta foglie alterne, strette ed ellittiche, molto simili a quelle dell’ortica, di colore verde intenso e con il margine fogliare grossolanamente seghettato; ogni foglia porta una coppia di ghiandole nettarifere all’innesto della lamina sul picciolo frequentemente visitate dalle formiche ma anche da mosche e mosconi. 
 
I fiori a simmetria raggiata sono solitari sull’asse delle foglie; il calice del fiore ha cinque sepali verdi fusi tra loro, la corolla ha cinque petali gialli non fusi; cinque sono pure gli stami, ciascuno fuso alla base di un petalo.
Il frutto è una piccola capsula che contiene minutissimi semi. La specie presenta forme colturali diverse che variano per le dimensioni e la forma delle foglie, per le dimensioni dei fiori e per la più o meno accentuata pubescenza; ne esiste una varietà "Alba".
Nei paesi di origine alcune specie del genere Turnera  sono utilizzate per le loro proprietà medicinali; di Turnera ulmifolia  sono conosciute le proprietà espettorati, per alleviare i dolori mestruali e migliorare la digestione; due tazze al giorno di un’infusione di 5,6 fiori in una tazza di acqua bollente sembrano essere assai efficaci; proprio per le sue proprietà medicinali la specie è dedicata a San Damiano, medico martire insieme al fratello Cosma. Molto pubblicizzate per evidenti motivi  le proprietà medicinali della specie Turnera
diffusa var. aphrodisiaca o damiana. 


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