giovedì 28 aprile 2011

Glycyrrhiza : qualcosa di buono da masticare

Come insegnante hai mille incombenze; valutare i ragazzi da un punto di vista didattico è il primo dei tuoi compiti ma, seguirne la crescita intellettuale, badare a che non si perdano dietro pericolose chimere, accorgersi di comportamenti illeciti o solo riprovevoli, sostituirti alle famiglie nel raccoglierne le istanze giovanili, è certamente il lavoro più gravoso sotteso al tuo incarico e il più difficile per me che, per carattere, vedo sempre tutto rosa e della vita recepisco ed annoto solo gli aspetti positivi tralasciandone i buchi neri. Sono sempre in allerta, però; suggestionata dai racconti di scafati colleghi riusciti a sventare, in realtà scolastiche di grandi città, consumi di droga o di erba (vai nei bagni e annusa l’aria, ne riconoscerai l’odore!), di alcol o di chissà quale altra schifezza. Io insegno agricoltura in una scuola di paese e gli alunni mi sembrano tutti, indistintamente, dei bravi ragazzi; se annuso l’aria, entrando in classe, l’odore che sento è di sudore e l’unica dipendenza che penso conoscano è da telefonino e Facebook.

Tuttavia, quest’inverno, tra ragazzi di prima, comincio a notare dei traffici strani; a piccoli gruppi durante la pausa, li vedo appartarsi e scambiarsi qualcosa che al mio sopraggiungere, in fretta, mettono via. Masticano spesso sottili bacchette e tengono in bocca un bolo alimentare che ruminano a lungo come personaggi del vecchio West. Cosa sarà? Un nuovo tipo di ecstasy , una sostanza dopante di nuova generazione? Intervengo decisa e sequestro il bottino tra le vibranti proteste dei ragazzi in questione. Guardo il mal tolto e con sbigottito stupore riconosco all’istante l’oggetto confiscato: liquerizia, radici di liquerizia che in modica quantità masticavo anche io nei miei, poco, trasgressivi, anni giovanili.
















I ragazzi ne hanno individuato un campo vicino alla scuola e, a dispetto del pastore che ne è proprietario, scavano e scavano nel terreno argilloso per estrarne la dolce radice; la lavano, la porzionano in bastoncini e ne fanno merce di scambio tra loro, masticando felici tutto il giorno. Che sollievo, finché lo sballo è da liquerizia, posso guardare con sereno ottimismo al futuro dei miei ragazzi.

Notizie botaniche su Glycyrrhiza glabra


La liquirizia comunemente chiamata anche liquerizia o regolizia è una leguminosa perenne appartenente alla famiglia delle Fabaceae; ha fusti flessuosi che d’inverno si spogliano parzialmente su cui compaiono foglie composte, formate da un numero dispari di foglioline (da 9 a 15). I fiori sono piccoli e di colore azzurro-violaceo portati in racemi; i frutti sono legumi coriacei.
La parte più caratteristica della specie è l’apparato radicale rizomatoso composto da lunghe radici stolonifere contenenti un succo dolce, carattere che, in greco, da il nome al genere, da glauco (dolce) e riza (radice). La specie è diffusa in forma spontanea sul Mediterraneo ed in Asia minore e viene ancora coltivata un alcune aree della Calabria e, in passato, in Sicilia per estrarne il succo usato in dolceria per la preparazione di pasticche, per aromatizzare e colorare la birra, per migliorare qualità ed aroma di alcune varietà di tabacco. A scopo terapeutico ha prevalentemente funzione antinfiammatoria ma può determinare un aumento della pressione, è quindi vietata agli ipertesi, alle donne in gravidanza e in allattamento. Negli ospedali francesi veniva utilizzata insieme a gramigna ed orzo per preparare una tisana chiamata “bonne-a-tout”. Con i pezzetti di radice da succhiare si ottiene un ottimo palliativo per chi intende smettere di fumare ed è per questo che la consiglio vivamente ai miei amici fumatori. In Italia, a Rossano, vi è l’unico museo della liquirizia, annesso alla Fabbrica della famiglia Amarelli, impegnata da oltre quattro secoli (ed erano presenti anche ad Euroflora) nella produzione di caramelle, succhi e pasticche.
Riferimenti
http://it.wikipedia.org/wiki/Glycyrrhiza_glabra
http://luirig.altervista.org/flora/glycyrrhiza.htm
http://www.liquirizia.it/


martedì 26 aprile 2011

Euroflora: niente "puzza al naso"

Il vero giornalista-intenditore del verde, quello che gira il nord dell’Italia visitando piccole ma curate mostre elitarie ispirate in genere alla nobile tradizione inglese, fatta di rose, cottage, bordi misti e dessert di fragole e panna; il vero intenditore del verde che conosce per nome tutti i più esperti giardinieri di piccoli ma curati giardini elitari e ritiene tutto ciò che provenga da "oltre Manica" il faro ispiratore del vero ed unico, possibile modo di interpretare il giardinaggio; il vero intenditore del verde che vive e lavora in Italia non può, assolutamente non può visitare ed apprezzare Euroflora. Per chi ha “la puzza al naso” la Floralie italiana è una kermesse nazional -popolare per gente di bocca buona, per comitive parrocchiali o di un “dopo lavoro” che in cambio dei venti euro di ingresso si accontentano di scoprire ed acquistare qualche cespuglio fiorito che valorizzi i nanetti del loro piccolo giardino di casa e trascorrono l’intera giornata ad immortalare rose, peonie o rododendri che hanno il solo demerito di essere esposti a Genova e non ai ” kew gardens” londinesi. 

Agrumi ornamentali in vaso
  " Vivaio Oscar Tintori"
Ma l’esposizione degli agrumi in vaso del vivaio Tintori, o le piante di cacao importate dalla ditta De Luca o le Euforbie della ditta Cactusmania o il parterre di Caladium, o i pergolati di Bouganvillee e le composizioni floreali realizzati dalla Puglia, o ancora gli Orti didattici della Provincia di Genova o le linee di ricerca degli Orti Botanici Italiani, o l’idea di giardino irriverente del “Rottam garden” lombardo meritano indubbiamente una visita. 
Cyathea in vaso

Caladium
  
Theobroma cacao, frutti



"Rottam garden"
 

Scutellaria costaricana:
pianta tropicale che difficilmente vedremo
coltivata in esterno ed in piena terra
Certo, è vero che per ragioni economiche le piante in vaso, non potranno essere sostituite e molte di esse potrebbero o sono già state colpite da accidenti parassitari ed è altrettanto vero che certi accostamenti botanici hanno solo valenza estetica perché non reggerebbero un mese posti in essere in un vero giardino. Ma è questa l’essenza delle Floralie che si svolgono in Italia o all’estero: verde per stupire.

Perciò, pur con tutti i distinguo e le giuste critiche, motivate, visitiamo Euroflora: per saperne parlare .

domenica 24 aprile 2011

Cercis siliquastrum: smettiamola con le "ingiurie"


C’è un’usanza siciliana o forse meridionale o forse solo dei piccoli centri, dove tutti si conoscono e si identificano nell’appartenenza familiare, che è quella di chiamare le persone non tanto con il cognome anagrafico ma piuttosto con un soprannome, un nomignolo, una ‘ngiuria” appunto, affibbiata all’intera famiglia da chissà quali tempi e generazioni e che di padre in figlio si tramanda a tutti i componenti del nucleo familiare. L’etimologia del nome non sempre è di facile individuazione: luoghi ( i “Mazzarino”); piante (i “Ceusi”); difetti fisici (“Popò”, “Balluzze”) o mestieri come “Panazzo” (panettieri) o “Puntina” a ricordare il lavoro di scalpellino fatto chissà da quale trisavolo. Altri ancora non hanno un apparente significato come “Paparita” o “Ninnirinnì."
Non penso sia piacevole venire etichettato a vita per un evento indipendente dalla propria volontà. E siccome io parlo di piante ho fatto questa lunga premessa per introdurre una specie vegetale, Cercis siliquastrum che di ‘ngiurie se ne intende se fin dai tempi della sua classificazione botanica, avvenuta ad opera di Linneo nel 1758, è stata bollata con il non gradevole nome di “Albero di Giuda” o Juda's Tree. Il cercis a ben guardare non ha niente di sinistro o tragico o drammatico nell’aspetto; è un gradevole albero di medie dimensioni a foglia caduca, diffuso sulle sponde del Mediterraneo come specie ornamentale per piccoli spazi a verde o giardini di città. Il nome botanico deriva dalla forma arcuata dei frutti, tipici delle leguminose e, dunque, da Cercis “navicella” e siliquastrum “simile ad un baccello”.
L’ attribuzione del nome “Albero di Giuda” penso derivi da molteplici concomitanti, sfortunate coincidenze: la specie è spontanea sulle alture del Golan, della Samaria e sulle montagne della Giudea; la fioritura avviene in aprile, tradizionale mese della Pasqua e si realizza in modo peculiare; essa avviene, infatti, prima della ricomparsa delle foglie quando i fiori papilionacei, a sepali rossi e petali di un bel colore rosato intenso, sono portati in fitti racemi direttamente sulla corteccia dei rami e del tronco, arrossandone la superficie. Non è molto ma bastevole per associare il suo destino e quindi la ‘ngiuria ad un poco simpatico individuo, suicida, preda di tardivi quanto inutili rimorsi. Una reputazione botanica compromessa per sempre.

Subito dopo la fioritura compaiono le foglie che sono intere e a margine arrotondato. I frutti sono legumi prima verdi poi marroni che rimangono attaccati a lungo alla pianta anche un anno per l’altro, senza aprirsi fino a che il vento non se li porta via. La pianta è esteticamente gradevole e adatta alle città in quanto perdendo le foglie è resistente all’inquinamento da polveri e fumi.

Con tanti pregi vi sembra giusto ricordarla a vita come "Albero di un Giuda"? Propongo da oggi in poi di adottare a livello planetario la denominazione alla francese: “Arbre de Judée”, “Albero di Giudea”.
E basta con le “ngiurie”.

P.S.
Se l'eccezione conferma la regola,  ne esiste anche una varietà bianca! 

Buona Pasqua a tutti





Cercis siliquastrum "Alba"

venerdì 22 aprile 2011

Euroflora 2011: "avviso ai naviganti"

Di ritorno da Genova ho tanto verde negli occhi e tanta confusione in testa da non sapere da dove cominciare per raccontare il mio viaggio; nell’immediato mi sento di dare solo poche indicazioni di “avviso ai naviganti” per chi si appresta a vedere l’Esposizione nei giorni a venire.


Primo avviso
Tutto comincia dalle enormi aiuole di gazania multicolore messe all’ingresso del padiglione centrale. Se vi recate alla mostra di primo mattino non fate l’errore di credere che, appena messe, le gazanie siano già tutte appassite (osservazione di un visitatore udita con le mie orecchie); le corolle di questi fiori si aprono con il sole e ciò non avverrà, sul luogo menzionato, prima delle undici del mattino.



Secondo avviso

Fate il vostro ingresso al Padiglione centrale ed invece di imbambolarvi subito davanti alla prima parete inerbita, osservate alcuni punti fissi per orientarvi: sulla destra, spettacolare ed un po’ kitsch, una cascata d’acqua con flora mediterranea, allestita dalla regione Sardegna;  alla vostra sinistra scalinata decorata a limoni e buganvillee in vaso,  organizzata dalla regione Puglia. Non è una perdita di tempo; il padiglione è circolare e girando, girando, senza punti di riferimento,  non capirete più da che parte andare, rubando tempo prezioso alla visita.
Terzo avviso

Se non volete avere brutte sorprese nel ritrovarvi a casa con foto mosse e buie o bianche e piatte, abbiate un poco di pazienza e fotografate in manuale, provando diverse esposizioni che, in digitale, potete subito valutare; aumentando il numero ISO, ad esempio, potrete fotografare senza flash, realizzando panoramiche in altro modo impossibili; le foto vengono di un colore lievemente aranciato ma, talvolta, è meglio di niente.
Quarto avviso
Non rimante inchiodati per ore dentro il padiglione centrale, c’è altro da vedere; andate all’esterno: rose e proteaceae della Toscana nonché oltre cinquanta progetti assai originali di piccoli orti; è questa la zona didatticamente più adatta ai più piccoli che già dopo due ore di permanenza in Mostra ne avranno le tasche piene del vostro estasiarvi davanti ogni singolo arbusto fiorito. In questa zona, generalmente in ombra, vi sono molti posti a sedere per fare una necessaria pausa, con spuntino.


Quinto avviso

Il padiglione blu, anche se meno spettacolare, riserva piacevoli sorprese perciò non lo trascurate anche se siete stanchi ed i piedi vi fanno male.
Sesto avviso

Riservate la fine del percorso al padiglione commerciale; una rapida occhiata alle composizioni floreali, belle ma un po’ artefatte (per i miei gusti ) e tuffatevi senza remore nell’acquisto più sfrenato. Io, purtroppo, venuta in aereo, ho potuto comprare assai poco; vi consiglio di andare in macchina e, se possibile, portate un rimorchio. Le novità sono tante e tutto quello che di piccolo e in vaso avrete appena visto in esposizione, sarà reperibile ed acquistabile.
Settimo avviso

Cercate di vedere Euroflora nei primi giorni di esposizione; le piante in mostra verranno solo accudite dagli addetti all’organizzazione ma, per problemi di costi e di logistica, non potranno essere sostituite anche se un po’ appannate; fanno eccezione i fiori recisi che dovranno essere cambiati ogni tre giorni.
Ottavo avviso
Tutte le piante in esposizione al termine della manifestazione verranno distribuite presso i principali  giardini pubblici di Genova;
Nono Avviso
Disponibilità economica; la crisi economica che stiamo vivendo riduce, gioco forza, le spese voluttuarie e, la spesa per il verde, indubbiamente  lo è. Non è solo crisi dei bilanci familiari; lo è ancor più delle amministrazioni che non hanno soldi per gestire e manutenzionare il verde; dei progettisti che non hanno committenti; delle aziende che non hanno acquirenti; dei giovani laureati in agraria che non trovano uno straccio di proposta lavorativa.
Decimo ed ultimo avviso

Vivere verde migliora la vita e rende ottimisti e di ottimismo ce ne vuole proprio molto per immaginare, ad oggi, più verde il nostro futuro.

mercoledì 20 aprile 2011

Euroflora vent'anni dopo

Chi mai avrebbe potuto immaginare che a distanza di vent’anni dalla mia prima visita all’Euroflora di Genova vi sarei ritornata in compagnia della stessa amica con cui avevo condiviso il primo viaggio. Vent’anni non sono pochi, c’è di mezzo un matrimonio, un figlio, un cane, esperienze lavorative che ti allontanano ed estraniano, percorsi personali che divergono e ti portano lontano; lunghi periodi senza una telefonata o sbadate dimenticanze di ricorrenze da festeggiare; ma con gli amici, con le persone con cui hai condiviso passioni comuni, viaggi e momenti belli da ricordare,  è facile riannodare i fili e riprendere, come se nulla fosse, un percorso di nuovo in comune.  Fatto sta che siamo nuovamente a Genova per l’inaugurazione di Euroflora 2011 e la situazione rispetto a vent’anni fa è un poco cambiata; siamo ancora due entusiaste del verde e di tutto quanto ruota intorno al mondo vegetale ma, in campo professionale, Daniela di strada ne ha fatta tanta; oggi, partecipa in veste di membro della giuria chiamata a giudicare oltre 300 concorsi previsti per questa Edizione; io, più modestamente, sono il suo accompagnatore ed avrò, comunque il privilegio, stasera, di partecipare alla cerimonia di inaugurazione vedendo, in anteprima, rispetto ad un comune mortale le meraviglie previste per l’edizione di quest’anno. Il filo conduttore per l’edizione 2011 è: il fiore che unisce nel rispetto delle biodiversità e dell’ambiente e, dalle prime indiscrezioni degli addetti ai lavori, la scenografia sembrerebbe indimenticabile: un immenso giardino con paesaggi inattesi:ambienti desertici, foresta pluviale, ambienti mediterranei; interi padiglioni dedicati alle esposizioni di partecipanti provenienti da tutto il mondo. Genova, intanto si fa bella con enormi vasi di rododendri ed azalee distribuiti su piazze e strade della città. Sono attese oltre 600.000 persone nei giorni di apertura della mostra che si concluderà il primo di maggio. Che dirvi: centinai di foto scatterò e mi verranno le piaghe ai piedi per il tanto scarpinare ma, al mio ritorno, cercherò di raccontare sensazioni ed impressioni di questa esperienza indimenticabile per un appassionato del verde.  

domenica 17 aprile 2011

Macfadyena unguis-cati " artigli di gatto"


Giallo! E al grido pronunciato da uno del gruppo tutti rispondono scambiandosi scappellotti, cozzate o manrovesci; è il gioco del momento praticato non da alunni della scuola primaria, come sarebbe da aspettarsi, ma da ragazzi di un terzo anno di un Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente (dicitura ante Riforma) in visita aziendale con la sottoscritta che fa da insegnante accompagnatore. E così è, lungo tutto il tragitto, sul pulmino della scuola, all’apparire di qualcosa di giallo, macchine per lo più o anche lenzuola stese o cartelloni pubblicitari o maglie sgargianti di passanti cafoni. Una baraonda sciocca ma innocua che è lo status quo dei miei alunni bambinoni. Che dire allora e soprattutto che putiferio scatenare alla vista del giallo!, giallo!, giallo! che caratterizza la bignonia Macfadyena unguis cati alias Doxantha unguis-cati in piena fioritura in questi giorni di aprile. Botte da orbi mi aspetterei; non c’è , infatti, niente, in campo vegetale di un giallo più intenso, elettrizzante, solare di una cancellata o di un muretto ricoperto da questo rampicante, tutto l’anno insignificante.
Migliaia di trombette gialle ricadono a profusione ricoprendo a macchia d’olio ogni spazio circostante. La specie è una bignonia capace di arrampicarsi da sola grazie a potenti radici avventizie e viticci artigliati (le unghie del gatto) che si aggrappano tenacemente a qualsiasi substrato; si sviluppa sia in altezza che in larghezza divenendo spesso invadente ed invasiva. La specie, di origine sud americana, è stata importata a scopo ornamentale in sud Africa e negli stati meridionali dell’America del Nord divenendo specie definita in pubblicazioni scientifiche “erbaccia fastidiosa” o specie non raccomandata”. Ha, infatti radici rizomatose che si propagano rapidamente nel terreno, grande capacità di crescita e produzione abbondante di semi.
Nei nostri ambienti non è così invasiva, solo esuberante e dopo quindi giorni spettacolari diviene scialba ed intristita; allora è bene associarla a un rampicante a fioritura più tardiva come thunbergia o caprifoglio per aver un effetto decorativo più duraturo.
E bisognerà aspettare un altro anno per riprendere il gioco dei miei ragazzi bambinoni: giallo! E giù cozzate, pacche e spintoni.

venerdì 15 aprile 2011

Abies nebrodensis: finché c'è vita, c'è speranza

L'unica razza di abete mediterraneo presente allo stato spontaneo in Italia è l'Abete dei Nebrodi o Abies nebrodensis che, a dispetto del nome, vive in Sicilia sul massiccio montuoso delle Madonie in uno sparuto numero di esemplari. In passato la specie ricopriva con fitte foreste le alte cime di tutte le montagne siciliane, ma l'intenso sfruttamento dei boschi e le mutate condizioni ambientali ne hanno determinato una rapida scomparsa. La specie differisce dall'abete bianco per le dimensioni più contenute delle piante adulte che arrivano ad un'altezza massima di quindici metri; il tronco è tozzo e la chioma è più espansa, probabilmente per effetto della forte intensità luminosa che caratterizza le giornate siciliane.
L'impalcatura dei rami è a croce e a questa caratteristica si rifà il nome siciliano della specie che è nota come "arvulu cruci cruci" o " arvulu caccia-diavuli". Le foglie sono più corte e rigide della specie originaria e le gemme sono generalmente coperte di resina. Questo abete era ancora abbastanza diffuso in Sicilia, alla fine del 1700,ma ben presto se ne persero completamente le tracce tanto da essere considerato estinto alla fine del secolo scorso. Tuttavia nel 1958 Messeri, della facoltà di Scienze Naturali di Palermo, ritenne di avere individuato un esemplare di Abies nebrodensis in una pianta di grandi dimensioni presente all'interno di un giardino privato nel paese di Polizzi Generosa, sulle Madonie. La pianta, colpita da un fulmine, si presentava già allora in cattivo stato di conservazione ma l'esemplare era in grado di riprodursi e si ritenne così di avere buone possibilità di far rivivere una specie scomparsa.
Gli anni seguenti in località "Canalone degli Angeli" sulle pendici di Monte Scalone, in prossimità del paese di Polizzi, furono individuati altri 25 esemplari di abete di differente età che furono accuratamente numerati, censiti e recintati e che consentirono di guardare al futuro della specie con maggiore fiducia. Le difficoltà, tuttavia, sono ancora numerose e non del tutto superate. L'Abete dei Nebrodi raggiunge la piena fertilità dopo i quarant'anni d'età e molte delle piante ritrovate presentano ancora caratteri giovanili. Inoltre, l'Abete dei Nebrodi ha notevole facilità ad incrociarsi con il polline proveniente da abeti di specie diversa presenti nei boschi vicini e come conseguenza dell'incrocio le giovani piante presentano caratteri biologici diversi dalla specie tipo. A questo si aggiunge la difficoltà di germinazione naturale e il costante insuccesso dei tentativi di attecchimento delle piantine ottenute in vivaio. Per proteggere i pochi esemplari superstiti di questa antica specie mediterranea, nel 1984 la Regione Sicilia ha istituito una Riserva Naturale a tutela dell'abete e dei numerosi endemismi che caratterizzano la zona ed avviato una serie di progetti di protezione. Abies nebrodensis è, dunque, tra le razze mediterranee dell'abete bianco, una specie considerata in pericolo di estinzione.

Mille cure ed attenzioni forse non basteranno a fare sopravvivere la specie; ma guardando questi sparuti esemplari abbarbicati caparbiamente su un costone sassoso delle Madonie penso e mi dico: "ma si che ce la farà" !, “Finché c’è vita c’è speranza”.

mercoledì 13 aprile 2011

Cruciverba botanico "Abelia"


Orizzontali: 1: Complesso delle piante, spontanee e naturalizzate, che vivono in un dato territorio; 6: Iniziali del nome botanico della specie nota agli inglesi come  Namaqua kalkoentjie; 7: Genere di piante appartenenti alla famiglia delle Bromeliaceae che vivono attaccate ai rami delle foreste; 8: Genere della famiglia delle Dioscoreaceae; 9 Lilium bulbiferum 11: Iniziali del nome botanico della specie nota agli inglesi come Chinese Flowering Apple; 12: Suffisso applicato al nome di una specie che ne indica il luogo di coltivazione come da agrume….; 13: Owenia acidula alias … apple; 15: Abbreviazione standard del botanico scozzese David Don vissuto tra il 1799 e il 1841; 16: frutto di Prunus cerasus L.; 19: Iniziali di orchidea del genere Angraecum creata in onore di Rutemberg, collezionista di orchidee malgasce del 1800; 21: Alberi appartenenti al più importante e ricco genere di conifere dell’emisfero settentrionale con  foglie aghiformi, riunite in fascetti; 21: Cultivar di Dalia ibridata da Verwer nel 2005 a fiore decorativo singolo di colore rosso, rosso scuro; 22: iniziali della specie botanica nota gli inglesi come “Siamese-ginger”; Verticali: 1: in botanica apertura della parte tubolosa di un calice, corolla o perigonio, situata al confine tra il tubo e il lembo; 2: Nel campo delle orchidee, abbreviazione  dell’intergenerico Lebaudyara (Cattleya x Caularthron x Encyclia x Laelia); 3: genere di piante aromatiche della famiglia delle Lamiaceae a cui appartiene il basilico; 4: il genere del sommacco; 5: nelle Orchidee abbreviazione del genere naturale Armodorum; 6: genere di bulbose originarie del Sud africa, note con il nome di “giacinti del Capo”; 10:  cultivar di Rhododendron dedicato alla “ Principessa … Borromeo”; 12: varietà di fagioli rampicanti (su Thompson e Morgan); 14: nome comune di piccolo arbusto delle labiate detto erba dei gatti o camedrio; 15 : il … centro del genere Chondrioderma; 18:   imenottero caratterizzato da una complessa struttura sociale; 19: iniziali di botanico italiano, naturalizzato in Francia, a Nizza, dove curò il locale Orto Botanico, autore del libro Histoire naturelle des orangers,  insieme a Poiteau.

Soluzione

Cruciverba botanico "Abelia" in formato PDF

 

lunedì 11 aprile 2011

Giardini di Sicilia: Catania

Seconda puntata sui Giardini Pubblici ed Orti Botanici di particolare interesse per gli appassionati del verde
 Catania

Orto Botanico
Fondato nel 1858 dal monaco Francesco Tornabene, docente di botanica presso la regia Università di Catania, è suddiviso in due aree distinte: l'Hortus siculus dedicato esclusivamente alla coltivazione delle specie spontanee della flora siciliana (carrubo, bagolaro, giuggiolo, cisto, mirto) e l'Hortus generalis che ospita tra l'altro una pregevole collezione di succulente. Di notevole interesse è anche la collezione di palme tra le quali spiccano per bellezza alcuni esemplari di Trithrinax campestris e T. brasiliensis. Ingresso a pagamento da Via Etnea; Da lun a sab. 9.-18 tel. 095 430901. http://www.dipbot.unict.it/

Villa Bellini: La Villa comunale, intitolata a Vincenzo Bellini, estesa circa 6 ettari è stata recentemente riaperta dopo annosi lavori di manutenzione e riattamento. Il punto botanicamente più rappresentativo è rappresentato dal grande Ficus magnolioides che occupa una vasta superficie sull’area nord prospiciente l’ingresso di Piazza Roma; bella la raccolta di palme e di Araucarie.  Il maggior pregio delle Villa è l’ubicazione che la vede collocata in pieno centro cittadino, sulla via Etnea, posto di sosta e ristoro dal caos e dal traffico che la assedia. Apertura a cura del V° Servizio Tutela Verde Pubblico nei seguenti orari estivo " 06.00-23.00 ", primaverile autunnale " 06.00-22.00 ", invernale " 06.00-21.00 ".
http://www.dipbot.unict.it/frame/giardinisicilia.htm


Aci Castello (Ct): all'interno del castello di Aci in una delle terrazze che si affacciano sul mare è visitabile una piccola ma interessante raccolta di specie succulente. Il castello è aperto da martedì a domenica con un orario di apertura più ampio nei mesi che vanno da maggio a settembre e con orario più ristretto, ma sempre sia mattina che  pomeriggio, da ottobre ad aprile. (non vi fate scoraggiare dalla lunga e ripida scala di accesso). 
Rivisto il 29 maggio 2012: costo biglietto 3 euro; cell. castello: 3204339691
 http://www.comune.acicastello.ct-egov.it/


 Aci Trezza, fraz. di Aci Castello (Ct): Stabilimento Balneare "Lido dei Ciclopi" Piccolo giardino affacciato sul mare che accoglie un'interessante collezione di specie esotiche messa insieme negli anni '40 dai primi proprietari; tra le specie di maggiore interesse: sterculia, lagunaria, erythrina. Contattare preventivamente la direzione dello stabilimento: Lido Dei Ciclopi V. Provinciale, 2, 95021 Aci Castello; Tel.: (+39) 095277731


Giardino botanico Nuova Gussonea (Nicolosi): Orto Botanico d'alta quota, si estende su una superficie di oltre 10 ha sulle pendici meridionali dell’Etna ad un' alitudine compresa tra 1700 e 1750 m. L’Orto, gestito dell’Università di Catania, ricade nel demanio regionale "Giovanni Saletti" ed è situato in una zona ove la vegetazione forestale etnea è particolarmente suggestiva, rappresentata da formazioni a faggio, betulla dell'Etna, cerro, pino laricio, roverella, leccio e a vegetazione del piano di alta montagna (Astragaletum siculi). Vi si accede da Nicolosi in prossimità dell’Osservatorio astronomico di Serra la Nave. La visita del giardino avviene su appuntamento contattando L’Università di Catania (Via Etnea, 440 - 95128 Catania )- Telefono 095/502218 - 095/503273 - Fax 095/553273: http://www3.unict.it/ibev/Giardbot.htm

Caltagirone (Ct); villa pubblica ottocentesca sita in posizione collinare, ricca di movimenti e di angolazioni suggestive. La sistemazione artistica della villa risale al 1850 per opera dell'architetto Basile; interessanti le ceramiche policrome della balaustra di cinta in stile "liberty". Palme e tipiche essenze della vegetazione mediterranea caratterizzano la componente botanica. Orario d'ingresso 7,30-21 in estate, 7,30-18,30 in inverno

Maniace (Ct): Giardino del Castello di Nelson. In questo piccolo paese posto sul versante nord occidentale dell'Etna ha sede la residenza che Horatio Nelson ottenne in dono nel 1799 da re Ferdinando III di Borbone come ringraziamento per vittoriosa battaglia del Nilo. All'interno della residenza, adiacente un'antica abbazia il cui impianto originario risale al 1173, c'è un piccolo giardino, ricco di suggestione, Orario biglietteria: estivo (ora legale) dalle ore 09,00 alle ore 13,00 e dalle 14,30 alle ore 19,00; invernale (ora solare) dalle ore 09,00 alle ore 13,00 e dalle 14,30 alle ore 17,00. Costo biglietto per persona:Visite guidate: Visitatori ordinari € 3,00, gruppi superiori a 30 visitatori € 2,00, scuole di ogni ordine e grado € 1,00, anziani con 65 anni di età € 1,50. Visite non guidate: Solo parco esterno € 1,30; Note: l’ ingresso è gratuito per disabili, per le scuole dell’obbligo di Bronte e Maniace; per gli anziani è prevista una tariffa ridotta; all’interno del Castello si trova una sala prodotti tipici con ingresso libero ed orari di apertura corrispondenti agli orari della biglietteria. Per qualsiasi informazione si può telefonare allo 095 690018.

Ho rivisitato il castello di Maniace in data 24 marzo 2012; il forte vento ed il maltempo di questo inverno hanno fortemente strapazzato i grandi alberi del parco ed un pino è caduto sul piccolo vano, in fondo al giardino, che fungeva da ripostiglio di servizio per la piscina. Tutto in giardino mi è apparso un poco trasandato, forse per mancanza di personale qualificato in grado di effetture il necessario mantenimento. Anche le stanze del Duca sono momentaneamente chiuse al pubblico in attesa dei necessari controlli al tetto.

Riposto (Ct): Parco delle Kentie. Piccolo giardino, oggi, di proprietà comunale che ospita un centinaio di kentie (Howea forsteriana) dal fusto colonnare coltivate in piena terra e disposte a sesto regolare; fu la famiglia Allegra,  titolare di vivai catanesi, che circa 35 anni fa realizzò il campo di piante madri da cui prelevare frutti di kentia, che in Sicilia giungono a perfetta maturazione, da utilizzare nella moltiplicazione commerciale della specie. Ubicazione:in prossimità di piazza Matteotti lungo la provinciale per Altarello. L’area è affidata per la gestione scientifica al Dipartimento di Botanica dell’Università di Catania. L’edificio ospita un erbario. Orario 9,00-13,00 dal lunedì al venerdì con ingresso libero. Visite guidate solo su prenotazione (fax: 095/9702092) dal lunedì al giovedì al costo di 2 euro a persona (informazioni del dicembre 011).

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sabato 9 aprile 2011

Phaseolus caracalla: una specie che "casca a fagiolo"

Proprio oggi, ha inizio a Camaiore la seconda edizione della manifestazione “ E’ la via dell’Orto: Festa degli orti, delle sementi, delle erbe e delle erbarie. Sulla manifestazione dedicata, quest’anno ai fagioli, con mille appuntamenti e concorsi simpatici ad essi dedicati non mi voglio dilungare. La Sicilia è lontana dalla Versilia ed ho alcune oggettive difficoltà a parteciparvi; pertanto per i dettagli vi rimando al sito Weblog di Mimma Pallavicini, giornalista del verde che ne ha già parlato e ne relazionerà certamente.
Desidero, tuttavia anche io contribuire alla “festa del fagiolo” descrivendone una specie ornamentale i cui frutti non sono commestibili. Il nome scientifico della specie è Phaseolus caracalla, un fagiolo di origine tropicale che nei paesi d’origine ha crescita perenne ed è assai esuberante mentre nei climi mediterranei viene più frequentemente trattato da specie annuale e perlopiù in vaso. Fino a circa dieci anni fa la specie era, non dico frequente, ma reperibile presso qualche vivaio con produzioni un po’ particolari; poi è scomparsa ed è da tempo che non ne vedo in giro. La peculiarità di questa leguminosa rampicante sono i fiori leggermente profumati e con una forma stranissima: a chiocciola (caracol in spagnolo da cui anche il termine italiano caracollare) ) o a spirale o cavatappi o elica, insomma i fiori sono avvitati su se stessi e presentano un colore lavanda o giallo chiaro con vessillo più scuro.
 
 La fioritura, come per tutti i fagioli è estiva. Le foglie sono trifogliate, cuoriformi e portate all’apice di un picciolo; la pianta ha crescita esuberante per cui necessita di un tutore o un appoggio su cui fare affidamento. Se non trovate "caracollillo"  in giro ma riuscite a procurarvi i semi teneteli a bagno a lungo prima di metterli a dimora e, come consigliato da molti siti, utilizzate un terriccio ricco e ben drenato. Con le sue grandi foglie è pianta a cui non bisogna far mancare l’acqua ma sarà lei stessa a chiederla quando ne avrà bisogno.

Buona fagiolata a tutti!

httpwordpress.com/://mimmapallavicini.
G. Betto, Le piante rampicanti, L’Ornitorinco Rizzoli, 1986, Milano

giovedì 7 aprile 2011

Giardini di Sicilia: Palermo

Vorrei consigliare, agli appassionati del verde, la visita, in Sicilia, di alcuni giardini pubblici ed Istituzioni Universitarie

Palermo (prima puntata)

Orto botanico (1785-95): Università di Palermo. Accoglie vari esempi di piante acquatiche, carnivore, ficus, palme, succulente e cicadee, in un parco storico di rara bellezza e suggestione. Via Lincoln 2a – tel. 091 23891236 Orario: lun./ven. 9.00-17.00 - sab. dom. e festivi 9.00-13.00; Chiuso:25/12;01/01;01/05;15/08; Ingresso a pagamento: Biglietto> euro 3,50; ridotto (<16 anni)> euro 1,50; gratuito (>65).
Suggerimento personale:
l’Orto è, botanicamente, stupendo, in ogni stagione. Un appassionato può effettuare una visita a Palermo solo per vedere l’Orto botanico, indipendentemente da tutto il resto. All'Orto è dedicato un post dal titolo:Orto botanico di Palermo
Villa Garibaldi a Piazza Marina:  Giardino pubblico progettato dal Basile e realizzato tra il 1862 e il 1863; ospita il Ficus magnolioides Borzì più grande d'Italia con i suoi 25 metri d'altezza,  21 metri di circonferenza del tronco e 50 di diametro della chioma.  Altre specie di interesse: Ficus benjamina, Quercus polymorpha, Podocarpus neriifolia. orario d' ingresso:  7-21 orario estivo, 8-20, invernale;
Rivisto giorno 6 maggio 2012: grandi lavori all'interno della Villa rendono il Giardino inaccessibile e visivamente deprimente. Non è dato sapere quando i lavori avranno termine. Sono stata a Palermo giorno 7 aprile 2013; i lavori sono quasi del tutto conclusi e la Villa è ritornata ad essere fruibile.

Giardino di Villa Giulia: è un giardino all’italiana realizzato nel 1778 su progetto dell’architetto Palma. E’ stato il primo giardino pubblico della città; Via Lincoln angolo Foro Italico, limitrofo all’Orto botanico. Aperto dall'alba al tramonto (8.00-20.00); All'interno belle statue, giardino molto curato e area giochi per bambini

Giardino d'Orléans:  giardino pubblico che ospita al suo interno un impianto zoologico; Il giardino, realizzato da Luigi Filippo d'Orléans intorno al 1812 , era inserito all'interno di un parco esteso circa 60 ettari. Oggi è suddiviso in tre distinte aree ed in particolare: un "parterre" con aiuole all'italiana, un boschetto di lecci ed una zona a vegetazione informale. Numerose voliere contornano il laghetto centrale dai bordi irregolari. (Orario d'ingresso: 9-12). Giardino e piccolo zoo - Info 091 6965038; Parco Ornitologico di Villa d'Orleans - Ingresso libero  ma un cartello recita : "l'ingresso è consentito solo agli adulti accompagnati da un bambino!"  domenica orario chiusura 12,45


Villa Malfitano e giardino; Via Dante, Info 091 6816133 - Visita guidata; lun./sab. 9.00-13.00
Il giardino è stato progettato da Emilio Kunzmann e si estende per oltre 5 ettari. L'entrata è caratterizzato da un'imponente cancellata in ferro battuto e la parte di giardino ad esso adiacente è stata coltivata all'inglese, con vialetti che permettono un percorso tra le asimmetrie degli spazi mentre la parte opposta è stata realizzata all'italiana. All'interno si trovano piante rare provenienti da tutto il mondo. Per un post recentissimo su Villa Malfitano clicca qui

Giardino inglese: giardino pubblico realizzato nella seconda metà dell''800 dall'architetto Basile; di impronta romantica (chioschetti, fontane, ponticelli) è un giardino naturale di gusto paesaggistico, ricco di palme (oltre 150 esemplari di varie specie), specie esotiche arboree (Araucaria, Ficus, Magnolia grandiflora, Erythrina caffra, Draceana draco) ed arbustive (ibiscus, lagestroemia).Ubicazione: Via Libertà, Giardino pubblico e parco giochi per bambini - Ingresso libero; Info 091 7025471; mar./sab. 9.00-19.00 - dom. e festivi 9.00-13.30; Chiuso il lunedì, escluso se festivo.

Villa Bonanno a Piazza della Vittoria, prospiciente Palazzo dei Normanni. Giardino pubblico realizzato nel 1905, per volere dell'omonimo sindaco di Palermo importando dalla Tunisia oltre 400 esemplari di Phoenix dactylifera. L'ingresso è libero.
Rivisto in data 6 maggio 2012: tutta l'area è interessata da lavori di sistemazione, pertanto, il luogo è allo stato attuale inaccessibile ed inospitale. La Villa rivista in data 7 aprile 2013 è quasi completa ad eccezione di alcune aree dove si sta rifacendo la pavimentazione.


Villa Camastra: giardino privato di proprietà dei conti Tasca di Almerita; un lungo viale di palme (Phoenix canariensis) conduce ad un folto giardino irregolare ricco di suggestioni (laghetto dei cigni, giardino roccioso, boschetto esotico) e di essenze botaniche di pregio (Cycas revoluta, yucca, dracena). Ubicazione: Corso Calatafimi 446, per la visita occorre prenotare e accordarsi con i proprietari. (091/484826).  Adiacenti al giardino privato sono i Vivai Villa Tasca (091/427536) dove è possibile ritrovare il meglio della produzione esotica e mediterranea presente nei giardini siciliani.

Parco della Favorita:  Giardino per eccellenza della Città di Palermo era riserva di caccia, realizzata per volere di Ferdinando III di Borbone. La Favorita è un grande polmone verde di quattrocento ettari che custodisce al suo interno alcune strutture d’epoca di notevole pregio; ne sono un esempio le Scuderie Reali e la particolarissima Palazzina Cinese, realizzata in un bizzarro stile orientale. Chi visita Palermo è “costretto” ad attraversare il Parco della Favorita, al suo interno infatti si snodano due importanti arterie che collegano il centro cittadino con le borgate residenziali di Valdesi e Mondello. 


Villa Trabia:
Villa Trabia costituisce ancora oggi uno dei più grandi parchi urbani della città essendo esteso oltre sei ettari ; una grande isola verde fatta di palme, ficus, lecci e robinie le cui origini risalgono alla metà del settecento. Storicamente, Villa Trabia ed il suo parco, da un punto di vista botanico, vivono il momento di maggior splendore alla fine dell’ottocento quando l’intera tenuta diviene proprietà del principe di Trabia Giuseppe Lanza Branciforti. Sotto la guida del primo giardiniere Vincenzo Ostinelli il parco che contorna la villa acquista all’epoca connotazioni botaniche di eccezione con la posa a dimora di oltre 2800 specie molte delle quali esotiche e tropicali. La villa è oggi sede di Uffici del comune (Biblioteca comunale) ed il parco, che d’estate ospita eventi e feste, fa solo intuire quello che l’incuria ed il tempo hanno inesorabilmente cancellato. Il Parco ospita accanto all’edifico due esemplari di Ficus macrophylla subv. columnaris fusi in un’unica chioma il cui sviluppo è tra i più grandi della città.


Guarda i miei post già pubblicati

martedì 5 aprile 2011

Jasminum polyanthum: annuncio di primavera

Che sia arrivata la primavera lo si capisce da tanti indizi: dall’arrivo delle rondine e dei balestrucci e quindi dai tanti insetti che sono tornati a spiaccicarsi sul parabrezza della mia macchina lungo il tragitto casa-lavoro;  dalla faccia soddisfatta del lavavetri di turno che, almeno ora fa un lavoro utile e si sente realizzato nel far tornare pulito il mio vetro spiaccicato; dal fatto che mio figlio si ostina con ogni temperatura ad andare in giro a maniche corte (uffa mamma ormai è primavera!) o ancora che di notte comincio a fare volare di lato le coperte riducendo il letto, prima senza una piega, tutto quanto stazzonato; o che il mio naso cominci a consumare intere scatole di fazzoletti perché sono allergica.
Il più importante indizio è, però, ancora da enunciare: posso affermare che è  primavera perché è fiorito Jasminum polyanthum,  il primo,  tra i gelsomini a fiore bianco, a produrre boccioli rosati  e fragranti di un profumo delicato ma intenso che dal naso, come un flash, mi spara, ogni anno, un telepatico ricordo olfattivo di una vecchia casa di campagna, di merende in giardino, di odore di gelsomino e pane caldo, condito con uno strato abbondante di sugosa caponatina. Quelle sì che erano merende da ricordare e profumi ed aromi che ti  rimangono incollati al naso tutta la vita. 









Jasminum polyanthum ha fiori stellati a cinque petali e si riconosce dagli altri gelsomini a fiore bianco per la precocità della fioritura che comincia tra fine inverno ed inizio primavera e per il colore rosato dei boccioli fiorali che abbondantissimi ricoprono la pianta in una profusione a cascata. La pianta, si arrampica  con lunghi rami sottili intorno a recinzioni e cancellate; la letteratura botanica riporta notizia che in paesi come l’Australia, in natura, la specie può inerpicasi fino ad altezze di cinque, sei metri; in coltivazione, tuttavia, e nei nostri ambienti, lo sviluppo è più contenuto ed il portamento molto compatto. Diciamo che la specie non ama esplorare e dunque se si vogliono ricoprire ampie superfici occorrerà mettere molti esemplari a breve distanza. Da alcuni anni è commercializzata spesso, come pianta fiorita in vaso.
La fioritura è pressocchè contemporanea in tutte le piante sparse nei giardini dei dintorni e, purtroppo, non è duratura; nel giro di tre settimane è tutto finito. Rimane un groviglio di fogliame leggero formato da foglioline composte, verde scuro, non particolarmente decorativo. Peccato! Non ci resta che godere di questi venti giorni di intenso profumo, a “narici spiegate”.
Questo esemplare di Jasminum polyanthum ha i boccioli bianchi; la spiegazione del vivaista è perchè, allevata in serra, non ha soddisfatto il fabbisogno in freddo, ma è solo un'ipotesi!
 
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