giovedì 19 maggio 2011

Non c'è rosa senza spine

Accidenti, odio le spine! Soprattutto quando, a tradimento, si conficcano sotto pelle e le vedi scure e dispettose occhieggiare dalle profondità delle tue dita come giorni fa mi è successo con una malefica scheggia di palma. Dopo giorni passati a rimandarne l’estrazione (tanto esce da sola, ma quale!) arriva il fatidico momento in cui interviene mio marito che armato di ago e pinzetta comincia a punzecchiare torno, torno al buco, aprendo un cratere degno dell’Etna. Con pazienza e, devo ammettere, con perizia il corpo estraneo infine viene via. Piccola ed insignificante, osservo la spina che dentro al mio dito appariva una trave.

Per esorcizzare l’evento ecco un elenco di spine da cui guardarsi in giardino. 

Smilax aspera
Le spine, botanicamente parlando, sono organi vegetali metamorfosati; foglie, rametti, stipule, modificati in organi di appiglio (Smilax aspera) o di difesa, ed, in questo caso, con il chiaro intento di rintuzzare attenzioni non certo amichevoli di erbivori di passaggio. In condizioni ambientali estreme, dove è più alto il rischio di sopravvivenza (deserti, savane, altipiani del Messico) la presenza di vita vegetale è sempre accompagnata da lunghe, robuste e perfide spine, spesso uncinate che si attaccano con tenacia al solo contatto; ne sono esempi evidenti le cactaceae, ma anche molto specie arboree africane come Acacia orrida, Parkinsonia aculata, Chorisia speciosa, Erythrina caffra, Pereskia grandiflora che, di spine, ne hanno in abbondanza su tronco e rami. 


Chorisia spp.

Parkinsonia aculeata
E’ chiaro che nella scelta di che specie arborea collocare in aree pubbliche o in giardini privati  frequentati da bambini, queste specie, pur molto decorative, dovrebbero essere utilizzate con prudenza.  Al contrario, in appoggio ai tradizionali sistemi antifurto, se volete creare una impenetrabile barriera antiladro, dovete puntare la vostra attenzione su Acacia orrida dagli aculei veramente micidiali ma, attenzione, la specie non discerne il ladro dal padrone di casa.  

Acacia orrida

Nelle campagne di Sicilia, ad esempio, le vecchie masserie sono spesso circondate da una fitta cortina di Opuntia ficus indica, una barriera spinosa che tiene lontani animali e uomini e che, tuttavia, in dicembre, se in estate si è provveduto a sopprimere la prima produzione, darà frutti pregiati (almeno per un siciliano) ma molto, molto spinosi. I frutti, come le pale, sono punteggiati da ciuffi di peli irti dotati a loro volta da minutissime spine ad uncino che si conficcano con facilità nella pelle. I frutti di ficodindia acquistati nei moderni supermercati sono edulcorati in fatto di spine in quanto vengono lavati e spazzolati e talvolta anche già sbucciati. Il problema vero è, invece, come raccogliere, pulire e mangiare un frutto direttamente dalla pianta. Ed è qui che si demarca netta la differenza tra un cittadino inurbato e un uomo di campagna. Mentre con una successione di tre rapide incisioni il contadino ti squaderna davanti un succoso frutto pulito, con altrettanta rapidità il cittadino inesperto si riempirà le dita di dolorose, invisibili, ed inamovibili spine.
Ecco già pronto mio marito con ago e pinzetta ed io penso: se ne andranno da sole? Ma quale!

3 commenti:

  1. Ciao Marcella...parlando di spine...ho acquistato una bouganville fuxia.Io che amo i fiori bianchi... Non immaginavo avesse così tante spine! E' ancora nel vaso, aspetto aiuto per piantarla, forse l'ho presa troppo grande.Io non riesco a portare i guanti quando lavoro in giardino... Ho bisogno di un consiglio. Il mio glicine quest'anno mi ha regalato finalmente 7 fiori e su uno di questi sono cresciuti dei bacelli che penso siano i semi. Cosa posso fare con loro? Ciao e grazie

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  2. Ciao, che piacere sentirti; per quanto riguarda la bougainvillea sanderiana, le spine ci sono e come e se ne accorgerà il tuo giardiniere (fai fare questo lavoro improbo a qualcuno) quando tra qualche anno dovrai sfoltire la pianta cresciuta in modo esponenziale; per quanto riguarda il glicine io aspetterei un po’ per fare ben seccare il baccello e poi proverei a fare germinare i semi; la germinazione non è difficile ma è la fioritura che lascia a desiderare; esperienze di altri, raccontano di oltre dieci anni d’attesa, spesso vana. Pazienza!
    Ora che il glicine è sfiorito, ricordati di accorciarne i getti; la pianta si irrobustirà e sarà, l'anno prossimo più prolifica.

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  3. Grazie Marcella e buon fine settimana!

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