mercoledì 6 luglio 2011

Il carrubo: pane di San Giovanni

Lungo le coste calde ed assolate di molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo vegeta una pianta che gli inglesi chiamano St John's bread, "pane di San Giovanni". E' il carrubo che già nella tradizione evangelica era conosciuto come pianta del deserto, produttrice di frutti dolci, buoni come il pane. Il carrubo è un grande albero che insieme all'olivastro, al terebinto e al lentisco, già in epoca fenicia ricopriva con fitte foreste sempreverdi le zone costiere e collinari dei paesi mediterranei. Di queste grandi foreste allo stato attuale è rimasto ben poco, ma il carrubo, in areali circoscritti è riuscito ad ambientarsi anche dove per la grande siccità e le forti temperature estive altre specie della macchia mediterranea sono andate scomparendo. Botanicamente la specie appartiene alla famiglia delle Fabaceae e al genere Ceratonia che comprende la sola specie Ceratonia siliqua.    E' un albero sempreverde di lento accrescimento, molto longevo che riesce a raggiungere in alcuni esemplari dimensioni maestose; le foglie sono composte e paripennate, formate da due a sei coppie di foglioline simmetriche e coriacee. La specie è originaria del Mediterraneo orientale e fu introdotta in Sicilia dai greci; furono gli arabi, però, che ne intensificarono la coltivazione diffondendola poi in Spagna e Marocco. Gli arabi chiamavano i semi del carrubo “carati” e ne avevano individuato la particolare caratteristica di avere sempre un peso costante utilizzandoli come unità di misura delle pietre preziose.

Semi di carrubo: "carati"



E' una pianta che vive facilmente allo stato selvatico ma la sua utilizzazione come pianta da frutto ne ha favorito la diffusione. In estate, infatti, sulle grandi piante maturano le carrube, legumi lunghi ed arcuati che assumono a maturità una colorazione marrone scuro. Sono frutti dal sapore dolce ed aromatico caratterizzati da un contenuto in zuccheri che in alcune varietà può superare il 50%. In Italia, il 70% della superficie coltivata a carrubo si trova in Sicilia, ed in coltura è presente anche in Sardegna, nelle Puglie e in alcune zone della Campania. L'utilizzazione industriale delle carrube era sino a quarant'anni fa assai varia; l'Italia nel 1956 ne produceva 700.000 quintali e parte della produzione era addirittura esportata in paesi come l'Inghilterra e l'Austria. La principale utilizzazione era la produzione di alcool dalla distillazione della polpa di carrube e a questo scopo già nel 1855 la società Florio aveva realizzato a Catania un impianto di distillazione. La restante parte di prodotto trovava impiego per l'alimentazione del bestiame e per la preparazione di un surrogato del cacao. Dagli embrioni dei semi inoltre si produce una farina gialla che per l'alto potere addensante trova ancora oggi impiego nell'industria alimentare e dolciaria. Col declinare dell'importanza economica della coltivazione molti agricoltori hanno nel tempo sostituito il carrubo con altre colture più remunerative come il mandorlo e la vite e la specie vegeta oramai in forma pressoché selvatica.
 L’albero, tuttavia, in Sicilia, dalla morte dei giudici Falcone e Borsellino ha assunto una forte valenza simbolica ed è sempre più utilizzato nei parchi cittadini come pianta "testimone" del ricordo dei morti di mafia.

Fiori maschili riuniti in racemi

Fiori femminili

La fioritura del carrubo è dioica cioè i fiori hanno sessi separati; se nella forma selvatica i fiori maschili e femminili, riuniti in infiorescenze a racemo, si riscontrano talvolta su uno stesso individuo, nelle piante innestate si producono soltanto fiori femminili riuniti in infiorescenze a recemo che sbocciano direttamente dai rami adulti; ogni singolo fiore ha la particolarità di avere la forma di una piccola carruba. Se, dunque,  vogliamo che la pianta fruttifichi è necessario mettere a dimora piante dei due sessi. La fioritura inizia a fine estate e si protrae in inverno; il frutto che si sviluppa dalla fecondazione inizierà a crescere solamente in primavera e raggiungerà la piena maturazione solo a fine agosto. Le varietà più note sono le siciliane come: Latinissima a frutto grosso, Saccarata o femminedda a frutto altamente zuccherino o pugliesi come: Piccia luce, Amele o Sciovinesca, tutte ad elevata produzione ma con una spiccata tendenza a produrre ad anni alterni. Se viviamo in un clima caldo e siccitoso dove la temperatura non scende mai sotto lo zero e se abbiamo in giardino uno spiazzo pietroso, calcareo ed inospitale che desideriamo riparare dalla forte calura estiva, proviamo a coltivare quest'albero rustico e generoso. Per un poco di pazienza e per poche attenzioni saremo ricompensati da tanta dolcezza. 
http://www.viable-herbal.com/singles/herbs/s892.htm

4 commenti:

  1. Grazie del prezioso articolo su un grande frutto nonchè il carrubo :)

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  2. Grazie a Lei, invece, per essere passato a cercare notizie sul mio blog!

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  3. il mio carrubo è pieno di frutti ma le foglie sono poche e striminzite... che devo fare?

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    Risposte
    1. Il carrubo come molte piante arboree può essere affetto da numerose malattie fungine (fusariosi, mal dell'esca, marciumi radicali) ed in particolare da Phytophthora, che determina sofferenza generalizzata a carico della parte epigea,
      caratterizzata da chioma rada, precocemente
      ingiallita, microfillia ed eventuale presenza di
      lesioni triangolari, a forma di fiamma, al disotto
      della corteccia e risalenti lungo il fusto, spesso
      accompagnate dall’emissione di essudati bruno nerastri
      all’altezza del colletto. Per diagnosticare queste malattie è necessaria una visione diretta del soggetto eventualmente malato che le consiglio, dunque di fare esaminare a qualche esperto in loco.

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