martedì 25 dicembre 2012

Terebinto, un arbusto "Rosso Natale"

Quando eravamo piccoli, nella Sicilia degli anni 60, non si usava fare l’albero di Natale ma si preparava il presepe. Subito dopo l’Immacolata, in un qualche gelido pomeriggio ennese prima dell’inizio delle vacanze, con mio fratello salivamo in soffitta a prelevare una vecchia cassetta di legno che custodiva da anni il necessario per mettere in atto la sacra rappresentazione: la carta per fare il cielo con dietro attaccate le lucine, la carta per fare le montagne, casette, pastori, greggi, un caravanserraglio di animali da cortile e ovviamente la capanna con annessi animali e famiglia.
Versione moderna del presepe anni '60
Ogni anno mio fratello, che essendo più grande dirigeva le operazioni, apportava qualche piccola innovazione: un mulino con le pale a ruota che un motorino elettrico faceva girare, il laghetto fatto con lo specchietto da cipria di mia madre, il fiume luccicante con la carta stagnola che andavamo a farci dare dal fioraio vicino casa, il mangiadischi per mandare la musica quando di sera si spengeva la luce; io avevo poca voce in capitolo ed in genere mi bastava “aiutare” ma un anno che avrei voluto inserire tra i personaggi del presepe i gladiatori con le tigri e le giraffe come avevo visto nel presepe della signora Seminara, mio fratello che era un fervente assertore del presepe tradizionale mi bocciò senza appello la proposta. L’albero di Natale lo trovavamo a casa degli zii che erano di tradizione “nordica” essendo la zia emiliana. Si andava in campagna, si adocchiava un pino (di abeti dalle mie parti manco a parlarne), si segava un bel ramo e lo si addobbava con fili dorati e poche palle dello stesso colore.
Il rosso, allora, non era di moda. Poi, negli anni a venire, a poco a poco, con l’avvento della pubblicità planetaria il Natale ha cominciato a tingersi di rosso prendendo spunto dal rosso Coca cola della palandrana del Santa Claus americano per contagiare nastri, pacchi, palline, tovaglie, piatti e anche le stelle di natale (americane pure quelle) e diventare così nell’immaginario collettivo il colore della festa.
   
Ed in campo vegetale? Tra le specie mediterranee che si apprestano ad affrontare il breve inverno del sud c’è un arbusto che, pur essendo specie spontanea che non ha tradizioni natalizie, per fogliame, portamento e gradevolezza estetica ben si adatta  alle esigenze scenografiche  del moderno Natale in rosso. Parlo del terebinto (Pistacia terebinthus) che in questi  primi giorni dell’inverno, in grandi macchie cespugliose, punteggia di rosso  le campagne alle pendici dell’Etna in una fascia altimetrica occupata da olivi e pistacchi e allo stato spontaneo, da leccio, ginestra e roverella fino a circa seicento metri di quota.


Questo arbusto o piccolo alberello ha foglie decidue che prima di cadere assumono diverse tonalità di rosso non solo nei diversi esemplari ma anche su parti diverse della stessa pianta in base all’esposizione. Rosso mattone, rosso brillante di foglie imparipennate coriacee, rosso cinorrodio dei  piccoli frutti portati in pannocchie terminali. 
 
 
Il terebinto chiamato comunemente scornabecco ha un apparato radicale che consente alla specie di abbarbicarsi a substrati pietrosi, poveri, aridi. La specie appartiene allo stesso genere del pistacchio (Pistacia vera) e per questo viene comunemente utilizzato come suo portainnesto in terreni sciarosi del versante occidentale etneo. Per me il terebinto è la specie del Natale, un arbusto che annuncia la festa e mette allegria in modo naturale senza gli artifici in technicolor del Natale moderno da pubblicità. 

4 commenti:

  1. chissà che spettacolo dalle tue parti! Non conoscevo il terebinto...
    BUon Natale Marcella

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    1. Buone feste anche a te, Simonetta e grazie per essere passata a trovarmi!!

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  2. Più ti leggo e più sono felice di conoscerti!Ti ringrazio per il tuo sapere,per la tua sensibilità,per la capacità di osservare e di trasferire a me -come agli altri lettori-con superba maestria,garbo e umiltà la NATURA che ci circonda.Evviva Marcella!

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    1. Ullalà, mi fai arrossire.. (come il terebinto)

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