sabato 6 luglio 2013

Gli oleandri di papà


La casa di papà ha una bella terrazza che guarda l’Etna, incorniciata come una cartolina tra i palazzi davanti. La si vede cangiante nell’arco di un’intera giornata: la mattina lo sbuffo di fumo va di qua (vento di terra decreta l’esperto, oggi sarà una bella giornata); neanche il tempo di organizzare qualcosa che già il fumo ha cambiato direzione (il vento è ora di mare, il tempo è in peggioramento); la sera, se l’Etna è attiva, la scia di fuoco disegna il contorno della montagna e la cima spesso non si vede perché avvolta da una nuvola a forma di fungo: “oggi c’è la contessa aspettiamoci una forte umidità”; i colori al tramonto la tingono di rosa e la sagoma scura che si delinea al crepuscolo incute timore.

Con una terrazza che guarda l’Etna e con la passione per le piante chissà che verde ci sarà, penserete voi, ed invece a Catania, una terrazza che guarda l’Etna è esposta a tramontana e dunque non c’è molto da scialare. D’inverno non c’è sole e il vento la attraversa d’infilata gelando le piante e trasportando vasi per ogni dove; non viene proprio voglia di stare fuori e sebbene il breve inverno sia mite non è stagione per potersela godere. In estate, invece, la terrazza vive il suo momento migliore anche se per tutto il giorno il sole è cocente sino alle sette della sera e può dunque ospitare solo specie molto, ma molto resistenti.
 
Papà ha perciò selezionato negli anni poche entità botaniche da fiore accomunate dalla capacità di soddisfare le specifiche esigenze del caso: riprodursi facilmente per seme o per talea (perché comprare piante quando si possono moltiplicare?), resistere alle intemperie invernali, fiorire in estate, essere parsimoniose di cure. E fra tutte le specie provate e riprovate quella che si è meglio adattata ai dettami di papà è l’oleandro insieme a thevetia e cassia ottenute da seme. La terrazza di papà è perciò una terrazza di oleandri tutti ottenuti da talee prelevate in giorni d’ estate a ricordo di cose e di luoghi lontani: “l’ oleandro a fiore bianco, ti ricordi?, l’abbiamo preso da quella grande macchia fiorita al lido della Forestale”; “questo, invece,” mi dice passando tra i vasi, “è quello rosa a fiore semplice, preso al tramonto passeggiando lungo l’argine della diga Nicoletti e qui c’è il rosso doppio preso a Fiuggi, quanti anni sono passati non lo ricordo più”. 
Estate dopo estate i vasi degli oleandri, alcuni annosi altri recenti, sopravvissuti agli inverni riprendono forza e vigore rendendo la terrazza di papà piena di colore.
Che dici, papà, svecchiamo un poco queste piante vetuste, prendiamo nuove piante, azzardiamo nuove specie; non ti dare gran pena, ho i miei oleandri e al solo guardarli mi sento felice. 

All'inizio dell'estate papà se ne andato lasciandomi in custodia i suoi amati oleandri; ogni giorno che passa li sovraccarico di acqua, li spruzzo, li poto con tenero affetto e dunque ritengo che non sopravvivranno per molto al loro padrone. Mentre lo accompagno alla sua nuova destinazione assurdamente penso a come si troverà papà nel passare dagli oleandri di casa al fiore reciso.

Ma lungo i viali, vicino le tombe, le piante poste ad accompagnare il riposo sono oleandri, alberi annosi dal fusto contorto,  così pieni di fiori da far sbiadire il ricordo degli oleandri di casa.
 
Ti lascio, papà, più serena, tra tanti oleandri ti troverai bene.


9 commenti:

  1. Alcune piante sono testimonianze di memorie, sensazioni, emozioni.
    Gli oleandri per voi così cari saranno conforto ancora per entrambi; accompagneranno lui e continueranno ad allietarlo nella nuova dimora, saran per te sempre il conforto di averlo ancora accanto in quella precedente, in ogni sguardo, in ogni cura, in ogni ondata del loro profumo.
    Un forte abbraccio.

    Stefano.

    RispondiElimina
  2. Cara Marcella, altre famiglie si sfasciano alla morte di un padre per storie di eredità e di denaro. Il tuo ti ha lasciato molto di meglio, non so se mi spiego.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E’un’eredità botanica che mi mette apprensione e se li farò deperire o peggio, morire?

      Elimina
  3. Ciao Marcella. Mi chiamo Francesco. Trovo che gli oleandri siano piante fantastiche. richiedono poche cure e ogni anno ci donano splendide fioriture. Vedrai che con te gli oleandri si troveranno bene, ne sono sicuro. Da lassù papà ti guarderà contento mentre ti prendi cura delle sue amate piante che tanti bei ricordi gli hanno sempre portato alla mente.

    RispondiElimina
  4. Ho già passato qualche mese senza mio padre, ma, oggi, leggendo le tue parole scritte a conforto proprio in questa giornata, mi sono commossa; grazie dunque a te che non so, però, con che nome ringraziare

    RispondiElimina
  5. scusa marcella, ma nn riuscivo a inserire il commento in altri modi, così ho messo anonimo, e poi il nome. =)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono io che mi devo scusare, tu sei stato chiarissimo e molto partecipe; ancora grazie, dunque

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...