lunedì 20 luglio 2015

Rhus coriaria, il sommacco siciliano

 
Il sommacco è un arbusto cespuglioso appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae, diffuso allo stato spontaneo nell'Europa mediterranea e in Asia occidentale ma presente anche in altri continenti; del genere Rhus fanno parte, infatti, numerose specie come Rhus cotinus o sommacco del carso; R. glabra, R canadensis, R. typhina R. copallina che vanno sotto il nome di sommacco americano; R. pentaphylla o sommacco algerino. La specie di sommacco che ha rivestito, nel passato, maggiore importanza economica è Rhus coriaria, specie asiatica importata in Sicilia dagli arabi (summaq in lingua originale) dove è stata coltivata sino ai primi del novecento come specie di interesse agrario per l’alto contenuto in tannino delle sue foglie, utilizzato per la concia delle pelli e preferito in passato ad altre sostanze tanniche naturali come la corteccia di quercia perché non colorava le pelli e manteneva loro una migliore pieghevolezza.
Anche se da tempo sono considerato antiquato sarei ancora capace di conciarti per le feste
In Sicilia si coltivavano due popolazioni di sommacco chiamate rispettivamente: sommacco ‘Mascolino’, il tipo più ricercato con piante più vigorose e contenuto in tannino in misura del 28%-34%, coltivato particolarmente nelle province della Sicilia occidentale e il sommacco chiamato ‘Femminello’, meno pregiato per un contenuto in sostanze tanniche inferiori e diffuso soprattutto allo stato spontaneo nella parte orientale dell’isola.
Essendo la specie molto pollonifera la coltivazione veniva trattata come fosse un bosco ceduo capitozzando le piante annualmente con il taglio dei nuovi getti quando le foglie assumevano consistenza coriacea; la raccolta si svolgeva nei mesi di giugno, luglio ed era eseguita prevalentemente da manodopera femminile. I germogli riuniti a mazzi venivano lasciati essiccare al sole per 4, 5 giorni poi se ne faceva la trebbiatura per separare le foglie dai piccioli e dal legno. 
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Le foglie così sminuzzate venivano poste in grandi sacchi e commercializzate o come tali o in una polvere dalla consistenza soffice al tatto, di colore verde grigio, vellutata, di odore gradevole. Nel 1885, con oltre 28.000 ettari coltivati, il sommacco rappresentava la terza coltura agraria in Sicilia. Con la scoperta di prodotti chimici alternativi per l’industria conciaria (composti del cromo) l’importanza della coltura è andata riducendosi nel tempo sino a scomparire.

All’uso dei vecchi contadini, se ti sudano i piedi, metti qualche mia foglia dentro la scarpa, ne proverai un gran sollievo

Rhus coriaria è un arbusto che presenta un fusto contorto ed irregolare con corteccia grigia tendente al bruno su cui si innestano rami diritti poco flessibili di colore rosso vinato, leggermente tomentosi e ricoperti di lenticelle. Le foglie sono caduche, rosse in autunno, composte ed imparipennate, costituite da 5-7 coppie di foglioline sessili di consistenza coriacea e forma ovale ellittica, con margine seghettato e pagina inferiore tomentosa, soprattutto lungo le nervature. I contadini inserivano foglie di sommacco all’interno delle scarpe per assorbirne il sudore ma si sosteneva anche che ..” abusandone si poteva danneggiare il cuore…"
I fiori del sommacco sono ermafroditi e di colore verde giallino, disposti in infiorescenze che formano dense pannocchie apicali. Il frutto è una drupa semi sferica di colore bruno porporino ricoperta di densa peluria e che trasuda una sostanza resinosa appiccicosa; al suo interno vi è un seme.

Non voglio fare il finto modesto ma sono al primo posto per il mio valore di unità ORAC
I frutti di sommacco presentano un elevato potere antiossidante, carattere al quale si è attribuito, negli ultimi anni, grande importanza nell’alimentazione umana per contrastare l’azione dei radicali liberi, molecole di scarto prodotte nel corso del metabolismo, capaci di creare disturbi irreversibili alle strutture cellulari. Il valore antiossidante di un alimento si misura in unità ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity) e si ritiene che per riportare in equilibrio il sistema cellulare sarebbe necessario introdurre con l’alimentazione un minimo di 3000- 5000 ORAC al giorno. Ogni antiossidante agisce solo su uno o due radicali liberi specifici, per questo è necessario che ci si nutra con una dieta varia. Sembrerà strano ma tra gli alimenti che apportano più antiossidanti non vi sono né la frutta né la verdura ma le erbe aromatiche e le spezie. Secondo le più recenti indagini di laboratorio, il primato per il contenuto di antiossidanti si attribuisce alla crusca di sommacco che apporta ben 312.400 punti ORAC. Il valore si esprime sempre per etto di prodotto, ma anche se in cucina si usano frazioni di grammo di spezie per insaporire i piatti,  questi quantitativi minimi, se presenti ad ogni pasto, contribuiscono al raggiungimento del fabbisogno giornaliero.

Tra i sette piatti del nuovo giorno il mio simboleggia l’asprezza della vita
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In molti paesi medio orientali ( Iran, Azerbaigian, Afghanistan e in vari paesi dell’Asia centrale come il Turkmenistan e il Tagikistan) il primo giorno di primavera (21 marzo ma in alcuni paesi anche il 20 dello stesso mese) ricorre la festa del Nowruz che festeggia il Capodanno, il nuovo giorno e l’inizio della “stagione della rinascita”. Una delle tradizioni più importanti collegate alla festa è l’Haft Sin (7 esse), la preparazione cioè di una tavolata imbandita con sette oggetti il cui nome iniziano con la S: sabzeh (chicchi di lenticchie, orzo o frumento fatti germogliare che simboleggiano la rinascita); samanu (impasto di orzo germogliato e tostato che simboleggia l’abbondanza), senjed (frutti secchi di oleastro, simboleggiano l’amore); sîr (l’aglio, che simboleggia la salute); sîb (le mele, scrupolosamente rosse e lucidissime, che simboleggiano la bellezza), somaq (le bacche di sommacco che col loro sapore simboleggiano l’asprezza della vita); serkeh ( l’aceto, che simboleggia la pazienza e la saggezza).

Se questa estate passi da Beirut fatti dare la ricetta dello Za'atar che fa così buone le manakish
Il sommacco è un ingrediente essenziale nella cucina araba, spesso preferito al limone per acidità e astringenza. Se ne usano le bacche essiccate e schiacciate per formare una polvere grossolana viola-rosso dal sapore leggermente aromatico, amaro, astringente e fruttato. 
La polvere di sommacco è strofinata sul kebab prima di cuocere e può essere utilizzata in questo modo con pesce o pollo, in stufati e verdure ed è spesso mischiata con le cipolle.
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La cucina libanese è famosa per i suoi antipasti frequentemente accompagnati da pane o da impasti di farine e spezie a formare pizze e focacce tradizionali. Fra le tante  la manakish b’zaatar, è una focaccia impastata con lo Zaatar, una miscela di sommacco, timo, sesamo, sale e origano che può essere preparata per colazione o degustata a qualsiasi ora del giorno. 
 
 

venerdì 17 luglio 2015

Cymbopogon flexuosus, un rimedio anti zanzare

Una pianta per notti estive "without mosquitoes"
 
E con questa potrò dire  di averle provate tutte: basilico,  pelargoni, lippia (Aloysia), lantana, monarda, plectranthus, erba gatta.
Al lungo elenco di piante che ho tenuto in balcone in funzione antizanzare  mancava proprio lei, la specie principe, quella che è alla base di tanti reclamati  spray  comprati a caro prezzo in farmacia: Cymbopogon  flexuosus  meglio nota come  citronella  indiana o lemon grass. 
E’ lei la specie vegetale in cui ripongo le speranze residue  di trascorrere nottate estive meno agitate   a causa delle zanzare che entrano in casa  dalle finestre spalancate per il caldo; mio padre diceva che le zanzare non esistono perché a lui le zanzare lo schifavano ed in più essendo sordo non le sentiva  ronzare  ma io invece ci sento  ancora bene e, nonostante l’uso di  zanzariere alle finestre, zampironi  e  trappole luminose  attira insetti sparse per la casa, c’è sempre una zanzara  che di notte riesce ad arrivare al mio orecchio facendomi sobbalzare con il ronzare del suo volo molesto  per poi pungermi  su mani e piedi che continuano a prudermi per ore.
 
Ma le mie sofferenze volgono al termine , ho finalmente quella che viene considerata un’ arma letale: Cymbopogon flexuosus una graminacea  perenne (oggi  appartenente alla famiglia delle Poaceae) dall’aspetto, mi duole dire,  assai poco ornamentale che forma in piena terra densi cespi alti fino a due metri di diametro e con foglie lunghe anche un metro. La specie è coltivata, nelle regioni indiane d’origine,  per il consumo diretto o  per l’estrazione dell’olio essenziale.
Tutte le parti  della pianta contengono, infatti,  una sostanza aldeidica denominata citrale dal caratteristico odore di limone.  Molto popolare nella cucina vietnamita e thailandese, le foglie, fresche o essiccate sono utilizzate per insaporire zuppe, salse o piatti di pesce e pollo;  sotto forma di estratto ottenuto da distillazione a vapore, l'essenza di citronella viene usata per aromatizzare bevande  e prodotti da forno o in cosmetica come fragranza di profumi, saponi e creme.

Tra le tante utilizzazioni della citronella quella che più mi interessa è  senza dubbio l'azione repulsiva nei confronti degli insetti; le candele preparate con significative quantità  di quest'olio hanno, infatti,  la proprietà di allontanare le zanzare. Se la pianta che ho avuto in dono da Casimiro del vivaio Tomarchio di Linera dovesse funzionare,  ne  riempirò il balcone, ne scriverò un'Ode, ne avvierò una coltivazione; tutto questo ed altro, in odio alle zanzare.
 

sabato 11 luglio 2015

I buffi semi di Strelitzia reginae

Strelitzia reginae è un arbusto che ha nei colori e nella forma stravagante dei fiori tutto l’esotismo che si può desiderare in una specie che proviene dal sud del sud dell’Africa.
“Uccello del Paradiso” la chiamarono gli inglesi alla fine del settecento quando la specie fu portata dalla Provincia del Capo ai Giardini Reali di Kew dove il botanico scozzese Aiton pensò bene di battezzarla con il nome della regina Charlotte di Mecklenburg Strelitz, moglie di re Giorgio III che aveva la passione per la botanica e che aveva contribuito alla fondazione dei Giardini Reali di cui lui era, in quel momento, direttore. La strelitzia è davvero una pianta particolare e molto scenografica che ha trovato il suo habitat ideale anche lungo le coste del Mediterraneo dove può essere coltivata in pien’aria. In Sicilia, ad esempio, era già presente in coltura ai primi dell’800 nel giardino a mare del farmacista acese Giuseppe Riggio, immortalata nell’ erbario picto da lui commissionato al pittore Emanuele Grasso.
Strelitzia reginae della famiglia delle Strelitziaceae è un arbusto senza tronco le cui grandi foglie, allungate ed ovoidali, coriacee e con il margine fogliare rialzato a coppa e nervatura centrale spesso rossa, sono portate da lunghi (anche un metro) piccioli fogliari che partono direttamente dalla base del cespo che ha radici rizomatose molto robuste.
I fiori, riuniti in infiorescenze che spuntano dalla guaina fogliare in numero di 5-8 e che svettano al di sopra delle foglie si aprono in modo scalare e come il piumaggio variopinto degli uccelli canori cui si riferiscono sono formati da una spata carenata simile ad un becco di colore rossastro, ricoperta da uno strato ceroso-pruinoso, da cui si sguainano tre tepali esterni, lungamente appuntiti, di colore giallo arancio e tre tepali interni di forma piuttosto irregolare e colore blu violaceo intenso, due dei quali saldati insieme, con cinque stami nascosti ed uno stilo sottile, sottile.
Con questa forma così strana del fiore, direte voi, dove si formeranno i frutti? E quello che mi sono chiesta anch’io che di fiori di strelitzia ne ho perlustrati diversi alla ricerca del frutto, senza avere mai successo; ma l’estate scorsa, in un giardino pubblico in evidente stato di abbandono, in cespi di strelitzia oramai secchi, alcuni fiori avevano la guaina fogliare, il becco per intenderci, molto ingrossata come se l’immaginario uccello avesse inghiottito dei pesciolini pronti, tuttavia,  a saltare fuori dal becco.
Ed eccole finalmente qui le capsule trilobate che costituiscono i frutti della Strelitzia reginae; ancora verdi ai primi di luglio, ho dovuto aspettare agosto perché le capsule si aprissero spontaneamente mostrando tre file dei semi tra i più buffi che abbia mai avuto modo di vedere.
Piccole palline nere di un colore lucido e omogeneo che portano ad un estremo un ciuffetto arruffato di peli colore arancione. Il buffo ciuffo è un arillo con funzione vessillare, un’esca colorata per attirare gli uccelli che nelle regioni africane si incaricano di effettuare la dispersione. 
 
Semi che sembrano maschere tribali delle popolazioni del continente africano da cui provengono.
Semi che sembrano il fumetto di una salve di pallettoni di lupara a cui è stata disegnata dietro,  la scia di fuoco. 
In floricoltura i semi della strelitzia non sono molto utilizzati per la riproduzione perché essendo la specie polimorfa si verifica una  grande variabilità di portamento, dimensioni e precocità in ogni singola pianta;  la moltiplicazione si effettua invece per semplice divisione del cespo a primavera.
Che farne allora dei semi?  Si può provare a seminarli in autunno o, come ho fatto io, conservarli come un esotico, divertente souvenir che fa bella la mia collezione di germoplasma botanico.

Anche a Marta i semi di Strelitzia sono sembrati  un po' punk.
  

lunedì 6 luglio 2015

Quiz botanico - luglio 015

Cinque indizi per una specie
 

 
1
Anche se da tempo sono considerato antiquato sarei ancora capace di conciarti per le feste

 2
All’uso dei vecchi contadini, se ti sudano i piedi, metti qualche mia foglia dentro la scarpa, ne proverai un gran sollievo

 3
Non voglio fare il finto modesto ma sono al primo posto per il valore delle unità ORAC

 4
Tra i sette piatti del nuovo giorno simboleggio l’asprezza della vita

 5
Se questa estate passi da Beirut fatti dare la ricetta dello  za'atar che fa così buone le manakish

Soluzione

sabato 4 luglio 2015

Soluzione "Incroci di spezie"

Orizzontale: 2:pianta erbacea nativa della valle del Nilo, nota sin dall’antichità, se ne usano i semi dal caratteristico sapore amaro ed odore forte e dolciastro; 4: una Brassicacea dalla tipica radice a fittone; 5: corteccia di un arbusto delle Lauraceae; 6: lo puoi avere bianco, verde e nero; 7: zafferanone; 8: prezzemolo cinese; 10: usato nel gulasch;11: può essere verde, stellato o pepato; 12: bacche blu violetto di una conifera spontanea del Mediterraneo; 13: frutto di Schinus molle; Verticali: 1: E’ forse la spezia più antica che si conosca, con un rizoma carnoso e fortemente ramificato; 3: seme molto odoroso di un albero sempreverde dell’isola di Banda nelle Molucche; 5: zafferano delle Indie; 9: una parte del frutto di Myristica fragrans.

 
 
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