sabato 31 dicembre 2011

Gli "Agrifogli giganti" delle Madonie


Premessa - Durante le vacanze di Natale il mondo si divide in due opposte tribù di individui in contrapposizione: quelli che, attività lavorativa permettendo, dormono sino a tardi, non vogliono fare programmi né a lungo, né a breve termine (del tipo: che facciamo domani?) e vivono il tempo della vacanza in relax, dormendo e girellando per casa, in attesa delle attività serali. Ci sono quelli (ed io ne faccio parte) che, pure in vacanza, si svegliano alla solita ora e, anche se con minore frenesia, fanno le cose cercando di tenere i ritmi di tutti i giorni; la prima tribù ha in odio l’idea di partire per tempo per vedere posti lontani, la seconda considera tempo sprecato quello passato a dormire di giorno. E’ chiaro che tutta la mia simpatia va al secondo gruppo e considero le vacanze di Natale il momento ideale per vedere o rivedere località amene invece di cadere in letargo come gli amici plantigradi. Ed è così che in una splendida giornata natalizia di sole, io e mio marito, senza amici, né figlio, né altra compagnia, di buon mattino, siamo partiti per andare a rivedere, sulle Madonie, gli “Agrifogli giganti” di Piano Pomo.
I luoghi- Le Madonie sono un massiccio montuoso posto nella zona centro settentrionale della Sicilia, tra le province di Palermo e Messina. Per superficie ed altitudine rappresentano, dopo l’Etna, il complesso montano più importante dell’isola; la vetta più alta, Pizzo Carbonara, raggiunge, infatti, quasi i 2000 metri di quota e le rocce che la compongono sono prevalentemente calcaree dando luogo a fenomeni di carsismo.


Su queste montagne che rappresentano appena il 2% dell’intera superficie dell’isola si affollano circa il 50% delle specie vegetali presenti in Sicilia, alcune endemiche circoscritte al solo areale ristretto delle Madonie. Per queste particolari prerogative naturalistiche, le Madonie sono sede dal 1989 di un Parco Regionale che ne vincola con diversi gradi di tutela il territorio. Ed è proprio sulle Madonie, tra i paesi di Castelbuono, famoso per il Castello medievale dei Ventimiglia, ed il paese di Petralia Sottana, che a 1400 metri di quota, in un’areale chiamato Piano Pomo sotto monte Ferro, in zona A del Parco, si trova un popolamento di agrifogli (Ilex aquifolium), straordinario per età ed altezza degli esemplari che lo compongono. Il momento migliore per far loro visita è l’autunno perché le foglie sempreverdi degli agrifogli contrastano e spiccano sul giallo dei faggi e degli aceri che insieme ad antiche roverelle ricoprono i fianchi di monte Ferro, ma anche in inverno il bosco ha una sua luce particolare ed arrampicandosi in cima al monte, da dove si domina il mare, è possibile scorgere e contare, nell’aria tersa dell’inverno, le sette isole del gruppo delle Eolie che galleggiano all’orizzonte.
La specie- Ilex aquifolium è un arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, caratterizzato da foglie persistenti di consistenza coriacea e forma ovato-ellittica, di colore verde lucido sulla parte superiore della foglia; il margine fogliare è ondulato e dentato-spinoso nelle piante giovani, mentre è intero nelle piante adulte. Il frutto è una drupa carnosa di colore rosso vivo che matura in autunno e che, se ingerito, ha un effetto violentemente purgativo tanto da provocare seri disturbi ed anche la morte di bambini. Il tronco ha corteccia liscia e grigia ed il suo legno è molto ricercato per effettuare lavori di ebanisteria. Sulle Madonie l’agrifoglio, così come su tutte le montagne mediterranee è specie molto diffusa in associazione con lecci, faggi e roverelle. La particolarità del popolamento di Piano Pomo è la dimensione degli esemplari che in alcuni individui supera i cinque metri d’altezza ed ha un'età stimata intorno ai 350 anni di vita.
Note esplicative del Dipartimento Forestale- Il popolamento degli Agrifogli giganti di Piano Pomo si compone di 317 individui di notevoli dimensioni suddiviso in cinque considerevoli nuclei distribuiti su circa un ettaro di superficie. Le chiome degli alberi sono molto fitte, tendenzialmente unite tanto da fare filtrare pochissima luce. Gli esemplari più ragguardevoli hanno una ceppaia costituita da grossi polloni ed evidenziano un notevole sviluppo in altezza (oltre cinque metri) per un’età stimata di 350 anni.
La monumentalità degli agrifogli di Piano Pomo è dovuta essenzialmente ad un particolare fenomeno noto come “innesto per approssimazione”. I fusti di diversi individui vicini, infatti, sfregandosi l’uno contro l’altro per azione del vento mettono a nudo i tessuti cambiali. I fusti allora, tendono progressivamente a saldarsi nei punti di contatto. Questo tipo di processo coinvolge nel tempo diversi fusti partiti dalla ceppaia per cui le piante tendono ad assumere forme e dimensioni inusuali. La suddetta tecnica di innesto è stata notata anche su diversi rami per cui le singole parti tendono a perdere individualità dando luogo ad una sorta di “cooperativa vegetale”.
Conclusioni: Durante le vacanze di Natale è meglio dormire sino a tardi o partire per tempo per vedere luoghi lontani?

Bibliografia
A. Di Martino, Piante e fiori delle Madonie, Edizioni Ingrana, Palermo, 1970
G. Pirrone, Dizionario della flora in Sicilia, Centro studi di storia e arte dei giardini, 1990



Post scrictum
Buon anno a tutti voi!

mercoledì 28 dicembre 2011

Cruciverba botanico - dicembre 011

Orizzontale: 1: pianta commestibile che forma una rosetta di foglie assai increspate, spesso confusa con la cicoria, specie che appartiene allo stesso genere; 8: insetticida naturale che si estrae dai fiori del Tanacetum cinerariifolium; 11: fluido che si trova all’interno di un cloroplasto; 12: Asociacion Espanola de Bonsai; 13: iniziali della specie nota agli americani come Box elder; 14: Ulmus americana;16: Allium cepa "Texas grano"; 17: Genere della famiglia delle Moraceae cui appartiene una delle specie più note sin dall’antichità per la dolcezza dei suoi siconi; 20: Austroeupatorium inulifolium; 21: Specie di Iris nativa della Grecia, Jugoslavia, Turchia (sinonimo della specie Iris ochridana) il cui fiore variamente colorato ha barba blu brillante; 23: farina ottenuta per disseccamento e successiva macinazione della patata; Verticali: 2: Iniziali di botanico tedesco che insegnò all'Università di Lipsia (1864-68) e fondò (1857) e diresse la rivista Jahrbücher für wissenschaftliche Botanik; 3:pianta erbacea perenne della famiglia delle Graminaceae nota botanicamente come Ampelodesmos mauritanicum; 4: lo sono le foglie di alcune borraginaceae rivestite di peli piuttosto radi, corti, diritti e rigidi; 5: tasso barbasco; 6: Acer palmatum “Koto-no ……”; 7: specie di palma del genere Erythea nota anche come “palma blu”; 9: in botanica, apparato ovarico del sacco embrionale; 10: tradizionale sistema di riscaldamento delle serre; 15: abbreviazione standard dell’autore botanico scozzese William Townsend Aiton che proseguì il lavoro del padre alla guida dei Kew Gardens sotto il regno di  Giorgio IV; 18: abbreviazione standard genere orchidea Cattleyella; 19: al centro... del Genere Pinguicula; 22: Iniziali della specie nota agli inglesi come Allegheny Shadberry.
Soluzione

mercoledì 21 dicembre 2011

Buone Feste ai miei follower!!

E’ passato quasi un anno da quando ho cominciato a scrivere questo blog ed è stato un anno molto divertente! Scrivere un diario botanico accompagna piacevolmente le mie giornate e mi stimola a fare foto, a visitare luoghi e cercare sempre nuove idee per argomenti che ritengo possano interessare chi ama il verde come me. E’ chiaro ed evidente, tuttavia, che avrei smesso ben presto di rendere pubblici i miei post se nessuno avesse mostrato di gradirli ed è dunque per loro, per i miei magnifici “sette più due amici di blog” che il diario è andato avanti per un anno intero. Ed è a loro che vanno in modo speciale i miei auguri e ringraziamenti.
Audrie :
è stata la prima amica a lasciare un messaggio sul blog ed ha continuato per tanti e tanti post. Ha un bellissimo spazio web di architettura e dintorni ed un giardino del quale abbiamo spesso parlato. Incredibilmente per me, alcuni miei post di ricordi familiari legati alle piante le sono piaciuti e di questo le sono immensamente riconoscente.


Magda :
un’amica che
dalla vicina Grecia si è da subito aggregata al mio piccolo blog. I suoi seguitissimi reportages fotografici di luoghi mediterranei sono caratterizzati da bellissime immagini che sanno descrivere a lettori seduti in poltrona paesi e paesaggi lontani.
Grower :
dalla Sardegna, in primavera, si è unito al mio piccolo gruppo un nuovo amico che gestisce un blog pieno di idee e gadget divertenti  (che ho in parte scopiazzato!!). Sicilia e Sardegna parlano la stessa lingua botanica ed infatti i suoi post descrivono spesso piante spontanee della flora mediterranea a me molto care.

Alfio Barbera: Uno “studente per amico” che per testimoniarmi il suo affetto ha voluto a tutti i costi aggregarsi al mio blog. Gli voglio bene.


Il Potatore :
Al secolo Prof Santi Triscari; ha un blog molto seguito che si interessa di ambiente, agricoltura, natura; argomenti, tutti di grande interesse. Anche da lui ho preso idee per rendere meno monotono il mio blog (senza tra l’altro riuscirvi). 
Taro:
Scrive da anni su un blog blasonato che condivide con esperti botanici con la E maiuscola. Il solo fatto che abbia potuto interessarsi ai miei quiz o cruciverba o post di fattura casalinga mi riempie di grande soddisfazione. E’ l’unico che, insieme ad Audrie, lasciando commenti sul blog ne ha giustificato il nome o come si suole dire la ragione sociale di “verde insieme”.
Fabrizio Castelli
L’ultimo in ordine di adesione ma non ultimo in stima e considerazione. E ’il mio “maestro blogger” che risolve i miei problemi e riesce a non farmi sentire una attempata, imbranata, petulante autrice di blog. Con tanti blogger che segue, lo ringrazio della cortesia di seguire anche me!

Quando avevo già scritto il post di auguri per i miei follower ho avuto un gradito regalo: altre due amiche hanno deciso di unirsi al mio blog e già per questo le ringrazio:
Romitta
 Lidia:  
Cari amici, grazie e tanti auguri

Non so se avrò voglia di continuare a scrivere “verde insieme" per un altro anno ma se dovessi farlo sarà soprattutto per cercare di non deludere voi.

lunedì 19 dicembre 2011

Buon Natale ma... e la palma?

Gli abitanti di Schettino, frazione di Paternò (Ct), augurano Buon Natale ai viandanti della statale 575. Le intenzioni di certo sono buone ma a me mette tristezza la sorte di questa povera palma, vittima del famigerato "Rhynchophorus ferrugineus"  e  per di più alla gogna, addobbata in modo irriverente, da mediterraneo Papà Natale.

sabato 17 dicembre 2011

Il "Parco delle kentie" di Riposto

Erano cento, erano giovani e forti e... sono morte
Parafrasando i versi della poesia "La spigolatrice di Sapri" vorrei raccontare la storia del “Parco delle kentie” di Riposto, in Provincia di Catania, un parco botanico unico nel suo genere dedicato alle palme ed in particolare, tra esse, alla kentia, considerata, a ragione, la regina delle piante d'appartamento per le sue grandi foglie palmate ed il portamento slanciato ed elegante. La kentia è una palma appartenente al genere Howea al quale fanno riferimento due sole specie in coltivazione, Howea forsteriana e Howea belmoreana, quest’ultima, più compatta e ricca di foglie rispetto alla forsteriana ma più esigente climaticamente e dunque reperibile con difficoltà nei nostri ambienti. 
Howea belmoreana
Il luogo d'origine delle due specie, da cui il genere ha preso il nome, è una piccola isola dell' Oceano Pacifico, posta ad est del continente australiano, chiamata Lord Howe in onore dell'ammiraglio inglese che la scoprì nel 1788. Howea forsteriana è stata introdotta in Europa come pianta d’appartamento sin dalla prima metà dell'ottocento divenendo ben presto la pianta "vittoriana" per eccellenza essendo di facile coltivazione e di grande effetto decorativo. La sua introduzione in Italia risale al primo dopoguerra ed è all'incirca in quel periodo che, in Sicilia, la famiglia Allegra, allora proprietaria di un rinomato vivaio catanese, ne intraprese la coltivazione all’aperto, sotto ombraio, in alcune proprietà poste lungo la costa che si affaccia sullo Ionio, nel tratto compreso tra Taormina e Catania, dove le condizioni termiche ed igrometriche non sono poi molto dissimili da quelle dell'isola di origine della specie. Molti altri vivaisti della zona, visto il successo della coltivazione, cominciarono a riprodurre la specie facendo così lievitare il costo del seme che veniva acquistato a caro prezzo direttamente in Australia partecipando ad aste d’acquisto internazionali.Visti gli alti costi dei semi di importazione e vista la buona capacità riproduttiva delle kentie locali, la famiglia Allegra decise di piantare a sesto regolare alcune centinaia di esemplari da cui ottenere piante madri in grado di soddisfare le esigenze dell'intero vivaio; le kentie messe in piena terra, svilupparono in pochi anni un bel tronco colonnare e nell’arco di una ventina di anni riuscirono a fruttificare.

Negli anni a seguire il vivaio chiuse i battenti ma le piante madri di kentia rimasero al loro posto e gli esemplari superstiti costituiscono oggi il nucleo portante del “Parco delle kentie” gestito dall’Università di Catania in collaborazione con il comune di Riposto che ne acquisì la proprietà negli anni 90. Il parco esteso 9000 metri quadrati si è, nel tempo, ingrandito diventando un orto botanico dedicato alle palme, agli usi che di queste piante se ne fanno nel mondo ed ai loro prodotti. Oltre 80 sono le specie di palme presenti nel parco annoverando tra le curiosità botaniche Copernicia prunifera o palma della cera, Areca catechu o palma di Betel le cui noci vengono masticate dalle popolazioni asiatiche come gomme da masticare, con potere stimolante, digestivo e cardiotonico; Rhaphia farinifera le cui foglie vengono utilizzate per produrre una fibra utilizzata come legacci in floricoltura ed orticoltura.
Erano cento, eran giovani e forti e... sono morte
La storia del parco delle kentie ai nostri giorni è una storia dal futuro incerto e non per incuria dell’uomo in quanto sia il comune di Riposto che l’Università di Catania hanno dedicato fondi ed energie intellettuali alla cura e all’ampliamento del Parco. Quella che oggi si sta combattendo è una lotta impari contro un nemico piccolo ma ben organizzato: Rhynchophorus ferrugineus alias il “punteruolo rosso delle palme”; questo famigerato coleottero curculionide dopo avere decimato la popolazione di Phoenix canariensis della zona ha trovato di proprio gradimento anche le kentie che ad una ad una, colpite vanno progressivamente ma inesorabilmente morendo; del centinaio di esemplari ne sono rimasti settanta molti dei quali già colpiti. E non solo di kentie è ghiotto l’insetto anche esemplari di jubea, ravenala e tante altre palme dal parco sono ormai colpite a morte nonostante i trattamenti chimici che i responsabili del parco effettuano ogni tre settimane. Le prospettive sono tragiche per le palme se si ritiene di dovere affiancare in un prossimo futuro alla collezione principale una raccolta di cycadaceae o like palm che integrino e forse sostituiscano nel tempo le piante colpite, sempre che l’ingordo punteruolo non decida di cambiare menu!

Per chi volesse approfittare, il "Parco delle kentie" è aperto al pubblico da lunedi a sabato dalle 9.00 alle 13.00. Visite guidate per scolaresche e gruppi posono essere svolte previa telefonata al numero 095/9702092 al costo di due euro a persona (Locandina fotografata agosto 2013).


Come arrivare: A18 uscita Giarre, v.le Don L. Sturzo (SS.S.114), P.zza Duomo (Giarre), Corso Italia (per Riposto), P.zza S. Pietro (Riposto), Via Gramsci, P.zza Mtteotti, Via M. Carbonaro, Parco Kentie.

Sul Punteruolo leggi il post: Emergenza "Punteruolo rosso" delle palme
Approfondimenti: L. Fenaroli, Le palme e i loro usi, Società Anonima Editrice Dante Alighieri, 1949

mercoledì 14 dicembre 2011

Corbezzolo : soluzione quiz botanico "novembre 011"





Il corbezzolo è un cespuglio tipico della macchia mediterranea diffuso soprattutto nel sottobosco delle pinete litoranee. Ha un breve tronco, rami contorti e foglie dentate sempreverdi. Quando non lo si taglia diventa un alberello dal fogliame scuro e dalla forma compatta.
In inverno è molto decorativo perché i suoi fiori bianchi e campanulati, simili al mughetto, molto ricercati dalle api, sbocciano quando ancora sui rami vi sono i frutti maturati nel corso dell'anno precedente, bacche globose dalla superficie granulosa che maturano in grappoli diventando di colore rosso arancione.
Hanno polpa soda, tenera e carnosa e quando sono maturi, pieni di numerosi piccoli semi. I frutti sono molto appetiti dagli uccelli ma per noi umani vale il parere di Plinio secondo il quale il nome della specie “unedo” starebbe ad indicare che te ne mangi “uno solo (unum edo)” e l’assaggio ti basta e ti avanza. Pur essendo specie mediterranea si è ben adattata al clima del Sud dell’Irlanda.
Sito reperimento
Le guide turistiche infatti decantano i colori autunnali del paesaggio della Killarney Lakes nella contea di Cork e Kerry, dove, al tramonto, il rosso dei frutti di corbezzolo si riflette sulle acque dei laghi.  In natura il substrato ideale di coltivazione è il terreno sabbioso calcareo in associazione con la sughera. Difficilmente riesce a raggiungere dimensioni ragguardevoli a causa degli incendi che caratterizzano le zone boschive dove il corbezzolo è diffuso allo stato selvatico. Il suo legno, tuttavia, è molto resistente al fuoco ricacciando dalla ceppaia alle prime piogge autunnali.
La presenza contemporanea di foglie (verdi), fiori (bianchi) e frutti rossi era evocativa nell’Ottocento della bandiera italiana per cui nel Risorgimento il corbezzolo divenne simbolo di unità nazionale.
Approfondimenti:
A. Cattabiani, Florario, Oscar Saggi Mondadori,  Milano, 1996;
M. Cristina Zaza, Alberi da giardino, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 1994;
A. Casali, Per chi si infiamma c'è la falsa fragola, pag. 110,111,  Gardenia, anno?? (ho conservato solo l'articolo)
C. Lunardi, Inverno: la sua stagione, pag. 136-137, Gardenia n. ??(idem come sopra)

sabato 10 dicembre 2011

Agrumi: il giardino delle Esperidi

Cedro
Nella mitologia greca il giardino delle Esperidi è un luogo fantastico ed incantato dove giovani fanciulle, figlie di Zeus, custodivano insieme al drago Ladone i magici alberi dai frutti d'oro, cari alla dea Hera. Questi preziosi frutti erano agrumi ed in ricordo dell'antica leggenda, esperidio è il termine botanico che ne descrive il frutto. E' molto probabile che questi "pomi d'oro" fossero cedri poiché le diverse specie di agrumi a noi più note come limoni, aranci e mandarini erano ai greci pressoché sconosciute. Tutte le diverse specie di agrumi provengono, infatti, dall'Oriente ed in particolare dalla Cina e dalle regioni ad essa limitrofe dove le prime notizie sulla presenza di agrumi risalgono addirittura al 2000 a. C. I romani conoscevano probabilmente, oltre al cedro, il solo limone e si deve agli arabi l'introduzione nel Mediterraneo dell'arancio amaro o melangolo. Furono proprio gli arabi che per primi valorizzarono le particolari qualità estetiche di questa specie, facendo dell'arancio amaro l'albero ideale del giardino mediterraneo.
Chioma sempreverde con grandi foglie lucenti, fiori profumati adatti ad inebriare le calde notti mediterranee, frutti colorati perduranti a lungo sulla chioma, erano tutte qualità che rendevano questo piccolo albero particolarmente adatto alla filosofia del giardino arabo. Alla metà del 900, nella moschea di Cordova, era famoso il "patio degli aranci" che comprendeva 19 file di aranci amari posti in continuità con le 19 arcate d'ingresso e a Palermo limoni, aranci e cedri profumavano di zagara i giardini della reggia araba della Zisa. Nel passato dunque, le diverse specie di agrumi sino allora note erano utilizzate come piante ornamentali almeno sino alla metà del XVI secolo quando i portoghesi introdussero in Europa l'arancio dolce il cui frutto edule e la vasta gamma di varietà ha indotto nel tempo un progressivo mutamento nell'utilizzo degli agrumi che da tipiche piante d'ornamento sono divenute piante da frutto. Sarà per questo che, in Sicilia gli agrumeti di produzione sono ancora oggi chiamati “giardini”. Ma, a livello ornamentale, a parte pochi esempi di impiego dell'arancio amaro nell'arredo a verde di alcune piazze del Meridione o del limone come pianta da frutto per piccoli giardini a mare, non mi sembra siano state sfruttate appieno le grandi possibilità estetiche degli agrumi come piante da giardino, forse perché sono ancora poco note le diverse specie ornamentali che nel tempo sono state introdotte dall'oriente. 

Citrus microcarpa

Fortunella japonica

Citrus myrtifolia
Calamondino (Citrus microcarpa), kunquat (Fortunella japonica), chinotto (Citrus myrtifolia), arancio trifogliato (Poncirus trifoliata), arancio a foglie variegate e mandarino "Cleopatra" sono tutte specie che, normalmente commercializzate in vaso, possono trovare ampia diffusione nei giardini delle regioni a clima mite dove la temperatura non scende al di sotto dello zero e dove non manchi una certa disponibilità idrica estiva.  Gli agrumi sono, inoltre, piante dotate di grande capacità di adattamento e sopportazione, piante semplici da coltivare,  anche per chi, come me, grande giardiniere non è.

Bibliografia: F. Calabrese, La favolosa storia degli agrumi (fotocopie)
Vivai specializzati: http://www.hortushesperidis.com/

martedì 6 dicembre 2011

Dahlia maxonii, una dalia arborea

Quando entri in una prima classe di un Istituto Superiore hai di fronte un auditorio molto eterogeneo. La fascia di età è comune, si tratta, infatti di ragazzi che hanno all’incirca  quattordici anni, il cui aspetto è, tuttavia, assai vario per corporatura e fattezze, soprattutto nei maschi. Alcuni sono ancora estremamente infantili e si comportano con i docenti e con i compagni da fanciullini incoscienti; altri hanno vocioni da basso, brufoli a profusione e si atteggiano a uomini vissuti che non hanno più niente da imparare dalla vita. Alcuni sono piccoletti e gracilini altri sono energumeni spilungoni. Alcuni tirano le gomme da cancellare ai compagni, altri ti chiedono sempre di uscire (a fumare); una popolazione assai varia che il gergo scolastico accomuna sotto la burocratica definizione di “alunni in obbligo scolastico”.

Una situazione simile, a me pare, si possa applicare in giardino, al mondo multiforme ed eterogeneo delle dalie. Si fa presto a dire: dalie; ce n’è di piccolette, multicolori, coltivate e commercializzate in piccoli vasi; conosco dai libri la grande varietà di forme, taglie e colori delle dalie da giardino (decorative, a fiori di cactus o di paeonia) ed infine c’è la dalia arborea o Dahlia maxonii, una specie spilungona che aspetta l’autunno avanzato per fiorire.
Dahlia maxonii nota anche come Dahlia imperialis è una dalia un poco "sui generis" e per diversi motivi: per origine essendo l’unica dalia che proviene dal Guatemala piuttosto che dal Messico; dimensioni, visto che i fusti erbacei (sono cavi e ricordano il bambù) raggiungono in una sola stagione altezze comprese tra i due ed i cinque metri (sul web si fa a gara a dire chi ce l’ ha o ce l’ ha avuta più alta!!); per il periodo di fioritura, visto che la specie aspetta fine novembre o gli inizi di dicembre per fiorire; per standard del fiore che è semplice, di un delicato colore rosa lavanda o rosa lilla. E' una dalia dal carattere un poco retrò che si ritrova ancora, in Sicilia, in zone riparate dei giardini di campagna e la vedi fare capolino al di sopra di alte recinzioni per dirti: guarda che ci sono ancora e dunque, ora che è la stagione, fiorisco. La specie tende a seccare al termine della fioritura, spogliandosi delle grandi foglie dentate, leggermente odorose;  si procede allora al taglio della vegetazione senza necessità di rimuovere i rizomi dal terreno; la pianta ricaccerà in primavera e se si vuole contenerne lo sviluppo in altezza, in luglio si effettua un'accorciata dei fusti sino ad un metro da terra; per mantenerla in salute basta scegliere per essa, come è ovvio, una posizione riparata dal vento supportando, in primavera, tanto vigore vegetativo con adeguata alimentazione. E' possibile riprodurre la specie o per divisione del cespo o per talea semi legnosa dei fusti; per acquitare le radici tuberose potete rivolgervi in Sicilia, al   Vivaio Valverde di Ester e Francesco sito alle pendici dell'Etna nel paese omonimo. Il catalogo del vivaio  vuole riproporre  antiche specie presenti nei giardini siciliani di tradizione e dunque oltre alla dalia arborea è possibile ritrovare: Deutzia scabra, Farfugium japonicum in passato nota come Ligularia, Nephrolepis cordifolia (la felce delle nonne), il pungitopo (Ruscus aculeatus), la zebrina (Tradescantia zebrina), Vinca major, Viola odorata ma..questa è un'altra storia.
Di Dahlia maxonii ne ha già parlato Renato PhotoBlog ma da una prospettiva climatica continentale; 
Un bel sito che parla di dalie e di bulbose: Dahlie

Per altre fioriture dell'autunno leggi:
Arriva l'autunno, la stagione dei fiori

sabato 3 dicembre 2011

Luffa cylindrica: una "spugna vegetale"

Alla stessa famiglia a cui appartengono zucche e zucchini (genere Cucurbita) appartiene una strana pianta erbacea, rampicante, di origine africana, chiamata Luffa cylindrica o Luffa aegyptiaca che produce frutti oblunghi commestibili molto simili a grossi cetrioloni, anch’essi verdi, che possono essere mangiati finche sono teneri insieme ai fiori o ai germogli o a frutticini così come avviene per zucche e zucchini, anche se talvolta, così come avviene per i cetrioli, alcuni frutti sono particolarmente amari e quindi immangiabili; ma il vero motivo della sua coltivazione è un altro; se i frutti vengono lasciati maturare sulla pianta sviluppano al loro interno un intricato ammasso di fibre reticolate molto intrecciate; quando il frutto si asciuga completamente questa parte fibrosa, separata dai residui di polpa, dalla buccia e dai semi, può essere utilizzata in pezzi o intera come “spugna vegetale”. Dicono, infatti, abbia un particolare effetto esfoliante rendendo la pelle morbida e liscia. I siti che la commercializzano ne declamano le virtù per tutti gli usi, dalle pentole alla vernice e nei paesi dove è una coltivazione da pieno campo viene utilizzata altresì  per realizzare imbottiture e addirittura, mescolata con la plastica anche abitazioni a basso costo! Questo rampicante viene coltivato in tutte le regioni tropicali e sub tropicali del globo e quindi, anche in Sicilia ma non solo...

Semi di luffa prodotti in Veneto nell'orto di nonno Veniero

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