sabato 2 giugno 2012

Trachelospermum jasminoides: un "tarocco" di gelsomino

Trachelospermum jasminoides
Quando ero ragazzina volevo, fortissimamente, volevo possedere un paio di jeans di marca Levi's; i miei genitori, tuttavia, non erano molto d'accordo. Le ragazzine della mia età, agli inizi degli anni ’70, vestivano con la gonna scozzese plissettata, le camicette con il collo arrotondato e i calzettoni al ginocchio; i jeans erano abbigliamento da maschio e ci voleva un’occasione del tutto speciale per poterli portare.
Marcella che desidera i jeans Levi's
L'occasione arrivò quando, dovendo fare una scampagnata primaverile nel bosco di famiglia, si stabilì che la gita avrebbe potuto contemplare, in via del tutto eccezionale, l’uso per me di un paio di jeans e ne fu finalmente deciso l’acquisto. Ma a Enna, piccola cittadina al centro della Sicilia, gira e rigira per negozi e botteghe, di jeans marca Levi’s , che facessero al caso mio, non ce n'erano; se proprio dovevano essere Levi's occorreva andare in città, a Catania, e oramai non c'era più tempo, la gita era imminente e, insomma, rimaneva un'unica possibilità: andare a vedere dal “Popò”. Il signor “Popò” (evidentemente un soprannome, una “ingiuria” di paese; non ne ho mai saputo il vero cognome) aveva un negozietto che vendeva cose americane taroccate, mimetiche per cacciatori, zainoni di tela e altre cianfrusaglie utilizzate dagli scout. Di jeans Levi’s manco a parlarne ma, a prezzo molto, ma molto conveniente, il signor Popò aveva in vendita degli ottimi jeans di marca “Lewis” insieme a magliette “Fruit of the moon” (tarocchi della marca Fruit of the loom). Pur di avere l’agognato paio di pantaloni fui d’accordo per l’acquisto del “tarocco” ma superata l'euforia del primo momento il falso jeans manifestò tutte le sue magagne. I pantaloni erano rigidi come il baccalà, avevano cuciture gialle, spesse e nodose che quando ti sedevi non ne volevano sapere di piegarsi insieme alle tue gambe e un’etichetta in cartoncino rigido sul sedere che spesso e volentieri ti si piantava nella schiena.
Marcella che indossa jeans Lewis
Da allora il mio motto è : “Diffidare dalle imitazioni” e lo applico anche in campo vegetale. Tra gli esempi più eclatanti di specie vegetale "taroccata" ritengo si possa ascrivere a buon diritto Trachelospermum jasminoides, un rampicante di origine asiatica (Cina, ma guarda!) che imperversa nei giardini mediterranei sotto le mentite spoglie di “falso gelsomino”. In questo momento dell’anno non c’è muro, recinzione o giardinetto che non ne abbia alcune piante strettamente abbarbicate al supporto, interamente ricoperte da fiori bianchi a forma di girandola che vorrebbero imitare il sublime profumo del gelsomino ma che in realtà emanano un odore dolciastro intenso e persistente che nessun naso ben educato può tollerare a lungo.
Trachelospermum jasminoides


Una contraffazione evidente sotto molti aspetti: le famiglie di appartenenza sono completamente diverse, mentre Trachelospermum appartiene alle Apocynaceae come plumeria ed oleandro, Jasminum è un'oleacea; mentre Trachelospermum è sempreverde, Jasminum è spogliante; mentre Trachelospemum è resistente al freddo spingendosi in su, nei giardini del Nord, Jasminum ama il caldo è rimane confinato nelle tiepide terre meridionali; mentre Trachelospermum è un vero rampicante aderendo alle superfici con radici aggrappanti e vegetazione fitta, Jasminum officinale si avvolge intorno a supporti con portamento leggero ed aggettante. Non c'è niente dei caratteri del trachelospermo che in qualche modo possa competere con l'originale. Chissà perché al momento dell’attribuzione botanica, avvenuta nel 1884 ad opera del botanico Fortune, si sia usato il termine jasminoides “simile al gelsomino” per indicarne la specie.  
Jasminum officinale: l'originale
E di tarocchi del gelsomino ce ne sono tanti altri in giro: Stephanotis floribunda commercializzata come “gelsomino del Madagascar” (il profumo di questo “tarocco” però, mi piace); Gelsemium sempervirens come “gelsomino americano”; Plumbago capensis o “gelsomino azzurro” (quest’ultimo non fa manco odore!!).
Stephanotis, Plumbago e Gelsemium
Conclusione della storia: quando andate da un vivaista e chiedete un gelsomino non vi fate "taroccare"  come ho fatto io con i jeans della mia infanzia. Con le copie al posto degli originali, si prendono solo e sempre fregature.

7 commenti:

  1. Marcella, credo che questo sia uno dei tuoi post migliori. Mi piace quando si dice francamente "non mi piace". e scusate il bisticcio di parole.

    neanche io vado pazza per il Thrachelospermum, che nel mio libro ho chiamato "garden pet" per la sua pazienza nei confronti delle vessazioni del gusto.
    però se avessi un grande giardino ce lo vorrei. Quando è bagnato, o di sera, il profumo è buono. Se sei in auto, coi finestrini aperti, ne senti la scia per metri e metri, e lo trovo gradevole. E' bello un po' di giardino nell'urbe.
    Quando invece fa caldo sa di marcio e davvero, neanche il mio naso anosmico lo sopporta più di tanto.

    Ciò che è detestabile è il modo con cui viene presentato dai vivaisti e usato dai borghesi scemi. da noi, che proprio non ne avremmo la bisogna se non nelle campagne vicino ai pollai, si usa come pianta estiva tuttofare-gelatiera. Le gelaterie ce l'hanno sempre, è la prima pianta che compare con la riapertura delle gelaterie. e la potano come il bosso, aderente al supporto. passa la voglia di gelato e di tutto, così.

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    1. Ciao Lidia, ero sicura che avresti apprezzato il mio post "contro" tu, che un poco "contro" sei pure!!

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  2. E così ho scoperto che "l'abbondante" gelsomino che ricopre la recinzione del mio vicino è un tarocco! Lui così snob, con il suo giardino finto inglese, con il suo finto "conservatory", ha anche un finto gelsomino...buona domenica Marcella!!!

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    1. Di "falsi" giardinieri è piano il mondo!!

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  3. Bello il tuo post! Facile però per chi abita nella meravigliosa Sicilia preferire il "vero" gelsomino. Noi padani, confinati tra nebbia e galaverna (in Emilia é la brina ghiacciata) dobbiamo accontentarci.
    Un abbraccio
    Daniela

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  4. Non trovo che il Trachelospermum abbia tutti questi difetti, anzi... Il fatto che sia sempreverde, che aderisca a supporti e che resista a basse temperature sono pregi per chi ha un piccolo giardino o un terrazzo: io ho richiesto espressamente il Trachelospermum al mio vivaista di fiducia! Certo, chi ha la fortuna di abitare molto a sud e di avere a disposizione un bel pezzo di terreno è logico che preferisca il gelomino nostrano... ma su un graticcio di un terrazzo in una grande città del nord italia continuo a preferire la versione cinese.
    L'unico vero scandalo è che alcuni vivaisti poco onesti lo spaccino per gelsomino a persone meno attente o meno competenti; speriamo che questo bel post li aiuti ad evitare la fregatura!

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    1. Ma certo, hai ragione! Nessun particolare problema per il povero trachelospermo se viene venduto ed utilizzato come tale; non mi va di discriminare neanche in campo vegetale.

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