venerdì 12 agosto 2011

Frassino da manna: l'albero della salute

boschetto di ornielli e ossifilli 

Non sono molte le specie arboree diffuse allo stato spontaneo nei nostri boschi dotate di spiccate proprietà terapeutiche e curative ma, tra di esse, il frassino, ha tutti i requisiti per meritare l'appellativo di albero della salute. Il frassino maggiore o Fraxinus excelsior è specie diffusa nelle regioni settentrionali e nord europee ma diviene raro al centro-sud ed è completamente assente nelle  regioni meridionali caratterizzate da un regime idrico più asciutto; in ambito mediterraneo, pertanto, il frassino maggiore lascia il posto al  frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia) e all’ orniello (Fraxinus ornus) specie entrambe caratterizzate da un portamento più contenuto e minori esigenze sia climatiche che nutritive. Del frassino è rinomato il legno per le sue doti di resistenza e duttilità che lo rendono particolarmente adatto per la realizzazione di preziosi lavori artigianali ma ancor più del legno sono apprezzate le proprietà medicinali di molte sue parti. Già presso i greci erano noti gli effetti diuretici dei semi, delle foglie e della corteccia ed ancor oggi è tradizione raccoglierne le foglie per S. Giovanni, alla fine di giugno e preparare con esse, una volta disidratate e conservate al riparo della luce, infusi efficaci contro l'acido urico, la gotta ed i dolori reumatici. Sempre alle foglie del frassino gli antichi romani attribuivano un efficace effetto antiofidico tanto che, come consigliava Plinio, contro il morso delle serpi, occorreva bere il succo delle foglie di frassino misto ad olio e vino ed applicare sulla ferita rametti tritati con del sale.  Ma è sopratutto per la produzione della manna che la specie è nota sin dall'antichità. La parola "manna" la cui etimologia deriva dall'ebraico " man-hu" " cos'e' ciò?" o anche "questo è il dono", evoca ricordi biblici. Narra, infatti, Mosè nell'Esodo (XVI, 13 e seg.), che i figli di Israele, fuggiti nel deserto dall'Egitto, vennero tenuti in vita dalla manna, un alimento caduto dal cielo. La manna prodotta dai frassini non è la manna biblica che si ritiene, oggi, essere un lichene appartenente al genere Lecanora che, seccato e ridotto in polvere dal sole, veniva trasportato dal vento ricadendo poi al suolo sotto forma di scaglie biancastre. E' però quasi un miracolo che in alcune aree del nostro paese questo prodotto naturale prodotto dal frassino,dalle rinomate proprietà farmacologiche e nutritive sia ancora oggi oggetto di coltivazione.

Foto tratta dalla confezione di manna della ditta Guido Gelardi - Pollina
La manna da frassino è la linfa elaborata che fuoriesce abbondante da ferite naturali o da vere e proprie incisioni praticate dall'uomo sul tronco di piante del genere fraxinus ed in particolare su piante di orniello e di frassino meridionale nelle quali la produzione è più abbondante e di migliore qualità. Questo liquido zuccherino a contatto con l'aria si rapprende e percolando sul tronco forma dei corpi solidi a forma di stalattite detti comunemente cannoli. Il costituente principale della manna è un alcool polivalente, la mannite, che usata da sola o con altre droghe esplica una blanda azione lassativa particolarmente indicata per uso pediatrico.
La manna è, inoltre, un eccellente dolcificante naturale usato dall'industria dolciaria e costituisce un ottimo rimedio ai disturbi epatici. La coltivazione del frassino da manna risale in Italia al diciassettesimo secolo. Inizialmente diffusa in Calabria e in Sicilia, la coltivazione è oggi praticata a scopo di reddito esclusivamente in alcuni paesi della provincia di Palermo, come Castelbuono e Pollina, che si affacciano sul Tirreno. Pur essendo i frassini da manna e soprattutto l'orniello specie di facile adattamento, l'area di coltivazione è molto circoscritta perché è possibile ottenere un prodotto remunerativo solo dove il clima è tutto l'anno temperato e molto asciutto. Lo sfruttamento commerciale del frassineto inizia su piante allevate a ceppaia quando i polloni hanno raggiunto il decimo anno d'età. Per provocare la fuoriuscita della manna si praticano sul tronco delle incisioni trasversali dalle quali fuoriesce un liquido chiarissimo che in poco tempo si rapprende formando un leggero strato cristallino di colore bianco. Il prodotto ottenuto dalle prime incisioni è generalmente di più scadente qualità e non solidifica in modo rapido, percolando lungo il tronco sino al terreno. In Sicilia è d'uso raccogliere questo prodotto su pale di fico d'India che vengono appoggiate alla base della pianta. Il liquido derivante dai successivi tagli si rapprende più rapidamente fornendo un prodotto di migliore qualità detto commercialmente "manna cannolo". Il prodotto viene poi raschiato o semplicemente staccato dalla pianta con attrezzi tradizionali e lasciato asciugare. La stagione di raccolta è l'estate, sono infatti necessarie alte temperature ambientali perché avvenga una rapida solidificazione della manna.
I tagli vengono praticati a partire da luglio, ogni otto giorni, interrompendo la raccolta all'arrivo delle prime piogge che disciolgono il prodotto dilavandolo dai tronchi.
La coltivazione del frassino da manna era praticata in Sicilia, sino all'inizio del secolo, su una superficie di oltre 6000 ettari. Essa costituiva una buona fonte di reddito per le popolazioni locali essendo il prodotto molto richiesto sia in Italia che all'estero. Oggi la coltivazione interessa una superficie agricola limitata a poche aziende e la produzione è in forte declino per la concorrenza, esercitata sul mercato, dalla mannite industriale ottenuta utilizzando alcuni sottoprodotti della lavorazione della barbabietola da zucchero. Per la tutela del frassino da manna e del suo prodotto la Regione Siciliana aveva istituito sin dal 1957 il "Consorzio obbligatorio tra produttori di manna" che di fatto, negli anni, non è riuscito a valorizzare adeguatamente il prodotto. Nel 2002 Slow Food ha inserito la manna tra i prodotti da salvare nell´ "Arca del Gusto" attraverso il progetto denominato “ Manna eletta delle Madonie”. Tuttavia gli alti costi di produzione e la precarietà di reddito rendono oggi assai incerto il futuro di questo prezioso albero della salute.

Per saperne di più

ttp://www.ilfrassino.it/
http://www.lamannadizabbra.com/
http://www.cibo360.it/wellness_gourmet/produttori/Sicilia/Palermo/giulio_gelardi.htm

10 commenti:

  1. Ciao Marcella, ho letto con interesse la storia sul frassino. Nel mio giardino ho dovuto tagliare un tasso di 80 anni ed ora lo devo sostituire con un altro albero. Mi avevano consigliato il frassino, ma da ciò che ho letto è un albero impegnativo. Io ho già due tigli centenari che mi fanno impazzire, il giardino non è mai in ordine! Ciao, a presto

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  2. Cara Audrie, un tasso di 80 anni è insostituibile. Nell’ipotesi, tuttavia, di doverne occupare il posto con un’altra essenza arborea penserei a Koelreuteria paniculata, spogliante che produce pannocchie di fiori gialli in estate e frutti a capsula tipo pagoda che rimangono a lungo sulla pianta. Il frassino maggiore non è difficile ma se sei allergica, il polline prodotto in abbondanza in estate,come per molte Oleaceae, può darti fastidio.

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  3. Grazie Marcella, è un albero particolare, non l'ho mai visto. Quando apre il vivaio dove vado di solito vado a cercarlo. A presto

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  4. Visto che non conosci la specie farò presto un post per chiariti le idee. Ciao

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  5. Anche questo è interessante:
    http://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-frassino/

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  6. Sono un produttore di manna per info scrivetemi a : salvuccio1991@libero.it

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    1. Bene, come è andata la stagione quest'anno? Dov'è ubicata l'azienda?, Quanta manna produce? Insomma sono curiosa e voglio sapere..

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  7. Salve vorrei sapere se è possibile coltivare il frassino in piemonte? Grazie

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    1. A naso, direi di no perché per produrre manna ci vuole un clima caldo asciutto ma la migliore verifica è guardarsi intorno e osservare se nella vegetazione spontanea del luogo il frassino è presente e con che specie; Dopo questa necessaria osservazione la risposta potrà darsela da solo. Saluti

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