lunedì 29 agosto 2011

Giardini di Sicilia: Agrigento

Continua la serie dei post sui "Giardini pubblici siciliani" di interesse botanico, esplorando, adesso,  la provincia di Agrigento che ho avuto modo di visitare questa estate.
AgrigentoGiardino della Kolymbetra (Valle dei Templi). Gestito dal Fai che lo ha avuto in concessione dalla Regione Siciliana per 25 anni a partire dal 1999. E’ un parco agricolo- naturalistico esteso più di cinque ettari, situato all’interno di una stretta valle ubicata nella zona bassa dell’area archeologica agrigentina. E’ un giardino secondo la terminologia siciliana che per “giardino” intende un agrumeto percorso da canalette d’acqua (le antiche saie) utilizzate per l’irrigazione a conca. Un esempio di archeologia agraria con i resti di una fontana che al tempo dei greci colonizzatori alimentava una vasca (Kolimbetra) utilizzata come peschiera; da un punto di vista agrario è un campo catalogo delle principali e più tradizionali varietà agrumicole dell’isola. La vegetazione intorno è tipica della macchia mediterranea (euphorbia, artemisia, rosmarino) con il fondovalle caratterizzato da specie ripariali come pioppi, tamerici e salici.

Orari e costo del biglietto sono specificati nel sito che vi riporto di seguito:
 http://www.fondoambiente.it/beni/informazioni-giardino-della-kolymbetra.asp
http://www.annaregge.it/it/00012/361/il-giardino-della-kolymbetra.html


Santa Margherita del Belice
Parco comunale del “Gattopardo”  alias "Giardino della villa Cutò-Filangeri". In questo piccolo paese dell’agrigentino, duramente colpito dal terremoto che sconvolse il Belice nel 1968, è stato riportato a nuova vita il “Parco del Gattopardo”, residenza di campagna sin dalla metà del seicento delle nobili famiglie dei Corbara, dei Filangeri e dei Cutò e, dalla prima metà del novecento, della famiglia Tomasi di Lampedusa. E' in questa casa e nel suo giardino che Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha vissuto anni della sua fanciullezza ambientandovi poi la storia del Principe di Salina protagonista del romanzo “Il gattopardo” dato alle stampe, postumo, nel 1958. Il museo realizzato all’interno del palazzo è di grande interesse storico, scenografico, culturale, cercando di coniugare il rigore letterario delle raccolte autografe dell’autore con le ricostruzioni di atmosfere ottocentesche che rimandano alla scene più note del film girato da Luchino Visconti nel 1963. Anche il giardino annesso alla villa è visitabile chiedendo il permesso al personale addetto alla biglietteria che vi aprirà. E’ un grande parco diviso in più aree, che dalla sua istituzione, che risale alla metà del 700, ha subito modifiche e rimaneggiamenti, oggi di difficile lettura; allo stato attuale nella composizione vegetale ricorda molto i giardini delle ville della nobiltà ottocentesca palermitana (Villa Tasca, Villa Malfitano) con grandi esemplari arborei di araucarie (Araucaria columnaris, Araucaria heterophylla), ficus (Ficus magnolioides), grevillee, palme (Livistona australis, Washingtonia robusta e W. filifera); vialetti ombrosi, fontane; resti di una serra e una voliera danno grande fascino nostalgico all’insieme. Angoli di interesse botanico sono il boschetto delle Yucche (Yucca elephantipes); il boschetto del bambù nero (Phyllostachys nigra) e la vasca d’acqua circolare, con grandi esemplari di Colocasia esculenta e papiro. Particolare valenza botanica ha poi un vetusto esemplare di Nolina longifolia che gli appassionati potranno cimentarsi a trovare ed identificare tra le grandi Yucche del parco.

Precedenti puntate:
Palermo
Catania
Messina

domenica 28 agosto 2011

Osserva il particolare - agosto 011

Osserva il particolare e riconosci la specie segnandone il nome nelle sottoindicate caselle




giovedì 25 agosto 2011

Koelreuteria paniculata: un albero “pioggia d’oro”


Premessa
La scelta di una specie arborea da mettere in giardino non è cosa da prendere alla leggera. La maggior parte delle piante appena comprate sono giovani fuscelli dell’età di uno o due anni che, se anche fossero di una sequoia o di un baobab, ci apparirebbero, al momento dell’acquisto teneri ed indifesi, inadeguati per lo spazio loro assegnato in base a quelle che dovranno essere le dimensioni future. Nel tentativo di conseguire un “pronto effetto” si tenderà, allora, a non prendere nella giusta considerazione il rispetto delle distanze minime prescritte; le diverse specie arboree verranno collocate con una densità di piantumazione troppa alta che comporterà un inevitabile sovraffollamento, da  diradare in seguito.


Brachychiton
 

Il fu.. Brachychiton

Cosa ancor più grave, si sottovaluta, spesso, la necessità di mantenere una distanza minima adeguata tra il futuro tronco della specie arborea prescelta ed i muri perimetrali di confine o le stesse pareti della casa. Quante controversie civili hanno come oggetto del contendere alberi o arbusti ormai adulti che in un modo o nell’altro si sono addossati alla proprietà vicina. E che dire dei Ficus elastica decora o dei F. benjamina regalati alle nonne per Natale che, ingialliti dal caldo termosifonato dei nostri appartamenti, vengono, in primavera, posizionati nella piccola aiuola vicino la veranda di cucina. Ci potevamo pensare prima?
Nel volgere di pochi anni, radici poderose si infileranno sotto il muro della casa alla ricerca di umidità svellendo mattonelle, sollevando pavimenti ed intasando pozzi neri.
La fine di queste povere piante è quella di essere oggetto di lunghe controversie legali per poi essere tagliate, sradicate, divelte con molto dispiacere per chi le ha piantumate e notevoli spese per chi non è stato previdente. Dunque, nella scelta della specie da mettere in giardino occorrerà per prima cosa avere ben chiara la dimensione che la pianta avrà da adulta. E decidere di conseguenza. E’ necessario poi, studiare il fabbisogno in clima e in suolo della specie: se attorno avete castagni, non è posto per Brachychiton; se viceversa siete a Lampedusa non provatevi a coltivare azalee. Da non sottovalutare poi, nella scelta della specie altre informazioni di grande importanza; ad esempio, sarà previdente sapere se la specie è allergenica (chi ha olivi, cipressi, tigli, ontani o pioppi ne sa qualcosa); se è velenosa (oleandri, acokanthera); se attira le api o è tossica per i gatti; se produce frutti che piacciono agli uccelli (provateci a stare sotto?) o che cadono al suolo imbrattando il pavimento, la panchina o la macchina parcheggiata (Celtis australis, Ficus retusa); se ha spine sul tronco (Erythrina o Chorisia) e, dunque, non è adatta ai bambini.
Proviamo ora ad applicare quanto detto ad una specie arborea che di recente ho consigliato ad un’amica: Koelreuteria paniculata.
La specie è un bell’albero di media grandezza (non supera in genere i dieci metri di altezza) di lento accrescimento con il tronco, a corteccia grigia, che spesso si contorce. Proviene dalla Cina e climaticamente è molto adattabile trovandosi a suo agio nelle città del Mediterraneo dov'è molto utilizzata nelle alberature stradali ma espande la sua presenza sino al sud della Francia. Le cronache botaniche dicono che è specie da pieno sole, molto rustica e poco esigente in fatto di suolo; sopporta molto bene le potature che consentiranno di contenerne lo sviluppo adattandola, se necessario, agli spazi stretti dei piccoli giardini. Ha chioma arrotondata ed un bel fogliame verde scuro di foglie imparipennate, caduche; d’estate produce piccoli fiori gialli riuniti in pannocchie apicali che le fanno meritare l’appellativo inglese di “ Golden rain tree. Dai fiori si originano frutti a capsula, trigoni con forma di lanterna cinese con all'interno un seme nero.
I frutti, prima di colore verde paglierino, poi marrone, persistono tutto l’inverno sulla pianta. Il nome del genere, così difficile da memorizzare, è stato attribuito in onore del botanico tedesco Joseph Koelreuter (1733-1806), professore di storia naturale a Karlsruhe, mentre il nome della specie si riferisce ai peduncoli filiformi cui sono attaccati fiori e frutti. La famiglia di appartenenza è quella delle Sapindaceae cui appartengono molte specie arboree (Sapindus mukorossi, Sapindus saponaria) note come “Alberi del sapone”. Anche i semi di Koelreuteria come quelli delle altre specie contengono saponina ed immersi in acqua producono un emulsione sgrassante. Alcuni siti, infine, indicano la specie come potenzialmente tossica per i gatti in quanto contiene sostanze blandamente irritanti, ma non tutti i gatti manifestano i sintomi. I vivaisti ne commercializzano anche la varietà "Fastigiata" a portamento colonnare.
Ora, avendo saputo tutto ciò che c'era da sapere su Koelreuteria paniculata, potremo decidere, con cognizione di causa, di mettere a dimora....un cedro del libano.

lunedì 22 agosto 2011

Dizionarietto botanico - agosto

Riassunto delle puntate precedenti: traendo spunto da un lavoro chiamato Dizionarietto dei nomi delle piante di Carlo Stucchi pubblicato anni fa su una rivista di giardinaggio (di cui non ho conservato memoria), ho pensato di realizzare un dizionarietto che integra le informazioni di Stucchi e le correda di mie foto, pubblicandolo a puntate con cadenza mensile.

Puntate precedenti:

Lettera A - maggio
Lettera A - giugno
Lettera A -luglio.
B

Banksia, Proteaceae:  Dedicata a Sir J. Banks promotore e mecenate degli studi botanici (1743-1820). 50 specie prevalentemente australiane.


Bauhinia spp.
Bauhinia. Dedicata ai due fratelli Bauhin di Basilea per le foglie con due lobi: Kaspar Bauhin (1550-1624) viaggiò a lungo in Germania, Svizzera, Francia e Italia e fra altre opere stampò Pynax Theatri Botanici (Basilea 1623); ebbe il merito di  precorrere la differenza fra genere e specie. Fu professore a Basilea. Johannes Bauhin (1511-1582) fu medico a Basilea, allievo di Fuchs e compagno di viaggio di Gesner; ristampò il Pynax. Poichè il padre dei due, Johannes Bauhin era nativo di Amiens il cognome si dovrebbe pronunciare alla francese.
per ulteriori notizie vedi anche..


Beloperone spp.

Bergenia crassifolia
Beloperone. Acanthaceae. Dal greco belos=freccia e pérone= punta; forse per le antere caudate. 30 specie messicane. Diffusa in commercio Beloperone guttata come pianta in vaso da appartamento.

Bergenia. Sassifragaceae.  Dedicata al botanico tedesco Carl August von Bergen (1704- 1759). Genere staccato dall'affine Saxifraga con alcune specie degli alti monti asiatici come Bergenia crassifolia estremamente diffusa ma spesso non pura, bensì ibridata con specie affini come Bergenia ligulata dell'Himalaja, Bergenia ciliata e Bergenia  strachey.

Bignonia. Bignoniaceae. Da Jean Paul  Bignon, bibliotecario di corte di Luigi XIV (1662-1743). Il genere, nel quale erano comprese numerose specie anche coltivate, è ora circoscritto ad una sola specie: Bignonia capreolata, rampicante rustica degli USA del sud-est (notazione: GRIN Taxonomy for Plants tuttavia non la riporta). Le altre bignonie rientrano nei generi Campsis, Phaedranthus, Clitostoma, Tecomaria, Pyrostegia, Podranea, Pandorea.

Billbergia. Bromeliaceae. Da Gustav Johannes Billberg, svedese (1772-1844). 60 specie del Brasile e del Messico.

Bougainvillea. Nictaginaceae. In onore di Louis Antoine de Bougainville, navigatore (1792-1811), combattente in America contro l'Inghilterra: dopo parecchie peripezie, sfuggito alle stragi della rivoluzione, fu addetto al Bureau des Longitudes. Da lui trae nome la maggiore delle isole Salomone. 14 specie dell'America tropicale, specialmente del Brasile. Rampicanti con fiori piccoli avvolti da grandi brattee colorate. Bougainvillea glabra in tutti i giardini mediterranei. B. spectabilis più vigorosa. La pianta fu scoperta e denominata dal Commerson, botanico della spedizione.

Boussingaultia cordifolia
Boussingaultia. Basellaceae. Dedicata al viaggiatore e chimico francese Jean Baptiste Boussingault (1802-1887) che fu a lungo in Colombia e viaggiò in altri paesi dell'America del Sud. Uno dei fondatori della chimica vegetale. 15 specie dei luoghi  umidi dell'America del sud. Coltivata spesso nei parchi la strisciante Boussingaultia cordifolia a foglie cuoriformi e spighe di fiorellini bianchi chiamata a torto B. baselloides.


Bouvardia spp
Bouvardia. Rubiaceae. Dedicata a Chartles Bouvard medico di Luigi XIII e direttore del Jardin du Roi (1572-1658). 30 specie del Messico e dell'America del sud. Frequentemente coltivata la Bouvardia longiflora bianca,  è specie succedanea dei fiori d'arancio nelle cerimonie nuziali.

Breynia. Euphorbiaceae. Dedicata a Jakob Breyn, commerciante e botanico di Danzica (1637-1697). Circa 20 specie delle Isole del Pacifico. Coltivata in climi miti la Breynia nivosa o meglio Breynia disticha nella varietà roseopicta a foglie ellittiche, screziate. Talvolta detta Phyllanthus.

Broussonetia. Moraceae. Dedicata a Pierre Marie Broussonet, medico e botanico di Montpellier (1761-1807). Broussonetia papyrifera così detta perchè in Cina serve a fare la carta. Albero frequente nei parchi.


Brunfelsia  pauciflora
Brunfelsia. Solanaceae. Dedicata a Otto von Brunfels da Magonza (1489-1534)  uno dei padri della botanica, famoso per il suo Herbarium vivae Eikones con apprezzate incisioni in legno. 30 specie di arbusti tropicali americani di cui alcuni coltivati abbastanza frequentemente nelle serre come Brunfelsia calycina, azzurra e sue varietà. Chiamata anche Franciscea da Francesco II imperatore d'Austria.


Buddleja madagascariensis
Buddleja (meglio che Buddleia). Loganiaceae. Da Adam Buddle, botanico inglese (1660-1715). 100 specie in gran parte dell'Asia meridionale, altre africane, una americana. Buddleja madagascariensis del Madagascar e Buddleja globosa dell'America meridionale, tra le prime introdotte, Buddleja lindleyana cinese e Buddleja davidii  molto rustica e inselvatichita nell'Italia del nord.

giovedì 18 agosto 2011

Jacaranda BeB: un luogo di vacanza per appassionati del verde

“A dir le mie virtù basta un sorriso”; è questa la frase che mio padre ripete ogni qualvolta sente la necessità di decantare le virtù, la bellezza o le abilità di persone o cose; slogan pubblicitario del “dentifricio Kaliklor” rimastogli nelle orecchie negli anni della sua gioventù e trasferito per via diretta al mio bagaglio di parole familiari da utilizzare in situazioni analoghe. Ed è proprio la frase che ho pensato arrivando a Sciacca, in Sicilia, ospite per pochi giorni di vacanza presso lo Jacaranda bed and breakfast. A dir le sue virtù “basta il giardino”, al centro del quale campeggia un giovane esemplare di Jacaranda mimosifolia. Non starò ad elogiare le qualità di questo bed and breakfast per quanto riguarda ospitalità ed accoglienza perché nei siti di recensione turistica è il primo in classifica con giudizi eccellenti, del tutto giustificati. Vorrei parlarvi del giardino, invece, che ha alcune peculiarità che lo rendono interessante e diverso dai giardini in villa così diffusi lungo le coste dei mari del sud.

Cominciamo dai colori che, sia nelle parti costruite che nella scelta delle specie fiorite, coniugano in molteplici sfumature il colore azzurro-violetto dei fiori della Jacaranda. Sembra l’applicazione in giardino di un gioco di carte che mio figlio faceva da piccolo; ad una carta di un certo colore, lanciata dall’avversario, bisognava rispondere con una carta dello stesso colore che ne rilanciava un altro e poi un altro ancora.
Il blu elettrico e l'azzurro di alcune pareti esterne della villa, infatti, fanno da sfondo scuro a grandi vasi violetti che richiamano il colore della copiosa e ronzante fioritura di piccoli alberi di lagerstroemia il cui fucsia rimanda, cromaticamente, al malva dei fiori di Hibiscus syriacus che strizzano l’occhio a grandi cespugli di ortensie posti a ravvivare la zona di ingresso alle stanze.




 
I proprietari, architetti, appassionati del verde, hanno molto curato l’aspetto estetico-funzionale del giardino che dispone di una zona conviviale, a prato, dove gli ospiti possono leggere o riposare all’aperto (zanzare permettendo) e di un gazebo dove è servita la prima colazione; la scelta delle specie utilizzate per qualificare le due aree è, per la Sicilia, inusuale. Il prato , ad esempio, non è realizzato utilizzando il classico gramignone che la fa da padrone, per rusticità e resistenza nei giardini meridionali, ma è un prato all’inglese a base di Lolium perenne, specie resistente al calpestio e all’ombreggiamento sul quale è un godimento camminare a piedi nudi a patto di grandi sacrifici in termini di manutenzione e di fabbisogno idrico.
Il gazebo, poi, è schermato dal resto del giardino utilizzando prevalentemente arbusti di Hibiscus syriacus a fiori colore malva, fatti crescere in altezza in modo da creare un separè discreto e, su, in alto, fiorito. Anche questa è una scelta progettuale insolita in un ambiente in cui l’ Hibiscus rosa-sinensis, pure presente, la fa da padrone. Alla copertura del gazebo provvedono poi, bignonia rosea (Podranea ricasoliana) e gelsomino.

I richiami continentali finiscono qui e, per non dimenticare che siamo in Sicilia, ecco le plumerie coltivate sia in vaso che in piena terra, privilegiando varietà a fiore rosso o rosato che affiancano la più comune varietà “palermitana” a fiore bianco e centro giallo. Alberi d’olivo, i cui tronchi fungono da tutore per rose banksie e philodendron, creano discrete zone d’ombra sul prato.
Ma la vera sorpresa botanica sta in un angolo defilato del giardino, vicino l’ingresso pedonale della villa; la scopro per caso stendendo gli asciugamani da mare bagnati su uno stendino a disposizione degli ospiti: due piante di Cycas revoluta in piena fioritura: una femmina e l’altra maschio, di pari grandezza.
Il maschio di Cycas è pianta rara. Anni fa ne ho fotografato un piccolo esemplare in fioritura a Palermo presso il Vivaio di Villa Tasca; ne erano molto gelosi perché chi possiede oltre alle femmine, molto diffuse, anche il maschio, può ottenere tramite impollinazione, semi fertili da cui produrre piante standardizzate nei caratteri botanici, al contrario di quanto avviene effettuando la propagazione agamica da polloni. Una bella coppia, non c’è che dire, che da sola merita una visita al giardino.

http://www.casajacaranda.it/

Vedi anche questo post:cycas-maschio-ed-i-suoi-polloni

lunedì 15 agosto 2011

Cruciverba botanico "Abutua"

Orizzontale: 1: Genere delle Amaryllidaceae  simili alle Agavi che comprende grandi piante americane coltivate in luoghi secchi e caldi, riconoscibili per il fusto formato da un ciuffo di grandi foglie; 8: di medicamento estratto da organi vegetali  (es. tubero di ciclamino) usato nella cura degli avvelenamenti in quanto provoca vomito senza altri effetti collaterali; 9: involucro esterno, molto ispessito e resistente del granulo pollinico; 10:classiche mele inglesi utilizzate per produrre il sidro;12: nel nome specifico del corbezzolo vuol dire.. io ne mangio; 13: di organo botanico senza spine o aculei; 16: querce che producono ghiande dalla caratteristica calotta a squame arricciate; 17: iniziali del nome di botanico statunitense  che nel  1933  pubblicò insieme a  Sloane  il libro “The Stapeliaeae, an introduction to the study of this tribe of Asclepiadaceae considerato  l'opera più importante per la conoscenza di questo genere di piante succulente; 18: albero della famiglia della Juglandaceae, che produce caratteristici frutti (drupe); 20: iniziali del nome botanico della specie nota come “firrastrina bianca”; 21: fu direttore dell´Orto botanico vaticano agli inizi del 1600;  il primo studioso a parlare di botanica per la materia da lui insegnata.Verticale: 1: simbolo dell’elemento chimico carente nelle foglie affette da clorosi; 2: prominenza rilevata al centro del cappello di alcuni funghi; 3: iniziali del nome botanico della specie nota come Golden evergreen raspberry; 4:  abbreviazione  genere naturale Cattleyella fornita da Julian Shawe presso la Royal Horticultural Society; 5: operazione colturale che si effettua quando la semina non ha successo o la crescita è molto rada; 6: lo sono le acque irrigue a cui viene aggiunto acido nitrico per la produzione vivaistica di Gardenia grandiflora; 7: prima parte del nome di una varietà di Acer palmatum chiamata Momiji; 10: genere del cece; 11: in botanica, primo elemento di parole composte che significano secco, arido;  14: iniziali di genere e specie di ravanello selvatico; 15; genere di piante arboree la cui foglia stilizzata è presente sulla bandiera del Canada; 17: succo di frutta contenente retinolo, acido ascorbico  e tocoferolo; 19: in botanica prefisso che all’inizio di un termine sta a significare la posizione rovesciata di ciò che segue.
Soluzione

Cruciverba botanico "Abutua" in PDF

venerdì 12 agosto 2011

Frassino da manna: l'albero della salute

boschetto di ornielli e ossifilli 

Non sono molte le specie arboree diffuse allo stato spontaneo nei nostri boschi dotate di spiccate proprietà terapeutiche e curative ma, tra di esse, il frassino, ha tutti i requisiti per meritare l'appellativo di albero della salute. Il frassino maggiore o Fraxinus excelsior è specie diffusa nelle regioni settentrionali e nord europee ma diviene raro al centro-sud ed è completamente assente nelle  regioni meridionali caratterizzate da un regime idrico più asciutto; in ambito mediterraneo, pertanto, il frassino maggiore lascia il posto al  frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia) e all’ orniello (Fraxinus ornus) specie entrambe caratterizzate da un portamento più contenuto e minori esigenze sia climatiche che nutritive. Del frassino è rinomato il legno per le sue doti di resistenza e duttilità che lo rendono particolarmente adatto per la realizzazione di preziosi lavori artigianali ma ancor più del legno sono apprezzate le proprietà medicinali di molte sue parti. Già presso i greci erano noti gli effetti diuretici dei semi, delle foglie e della corteccia ed ancor oggi è tradizione raccoglierne le foglie per S. Giovanni, alla fine di giugno e preparare con esse, una volta disidratate e conservate al riparo della luce, infusi efficaci contro l'acido urico, la gotta ed i dolori reumatici. Sempre alle foglie del frassino gli antichi romani attribuivano un efficace effetto antiofidico tanto che, come consigliava Plinio, contro il morso delle serpi, occorreva bere il succo delle foglie di frassino misto ad olio e vino ed applicare sulla ferita rametti tritati con del sale.  Ma è sopratutto per la produzione della manna che la specie è nota sin dall'antichità. La parola "manna" la cui etimologia deriva dall'ebraico " man-hu" " cos'e' ciò?" o anche "questo è il dono", evoca ricordi biblici. Narra, infatti, Mosè nell'Esodo (XVI, 13 e seg.), che i figli di Israele, fuggiti nel deserto dall'Egitto, vennero tenuti in vita dalla manna, un alimento caduto dal cielo. La manna prodotta dai frassini non è la manna biblica che si ritiene, oggi, essere un lichene appartenente al genere Lecanora che, seccato e ridotto in polvere dal sole, veniva trasportato dal vento ricadendo poi al suolo sotto forma di scaglie biancastre. E' però quasi un miracolo che in alcune aree del nostro paese questo prodotto naturale prodotto dal frassino,dalle rinomate proprietà farmacologiche e nutritive sia ancora oggi oggetto di coltivazione.

Foto tratta dalla confezione di manna della ditta Guido Gelardi - Pollina
La manna da frassino è la linfa elaborata che fuoriesce abbondante da ferite naturali o da vere e proprie incisioni praticate dall'uomo sul tronco di piante del genere fraxinus ed in particolare su piante di orniello e di frassino meridionale nelle quali la produzione è più abbondante e di migliore qualità. Questo liquido zuccherino a contatto con l'aria si rapprende e percolando sul tronco forma dei corpi solidi a forma di stalattite detti comunemente cannoli. Il costituente principale della manna è un alcool polivalente, la mannite, che usata da sola o con altre droghe esplica una blanda azione lassativa particolarmente indicata per uso pediatrico.
La manna è, inoltre, un eccellente dolcificante naturale usato dall'industria dolciaria e costituisce un ottimo rimedio ai disturbi epatici. La coltivazione del frassino da manna risale in Italia al diciassettesimo secolo. Inizialmente diffusa in Calabria e in Sicilia, la coltivazione è oggi praticata a scopo di reddito esclusivamente in alcuni paesi della provincia di Palermo, come Castelbuono e Pollina, che si affacciano sul Tirreno. Pur essendo i frassini da manna e soprattutto l'orniello specie di facile adattamento, l'area di coltivazione è molto circoscritta perché è possibile ottenere un prodotto remunerativo solo dove il clima è tutto l'anno temperato e molto asciutto. Lo sfruttamento commerciale del frassineto inizia su piante allevate a ceppaia quando i polloni hanno raggiunto il decimo anno d'età. Per provocare la fuoriuscita della manna si praticano sul tronco delle incisioni trasversali dalle quali fuoriesce un liquido chiarissimo che in poco tempo si rapprende formando un leggero strato cristallino di colore bianco. Il prodotto ottenuto dalle prime incisioni è generalmente di più scadente qualità e non solidifica in modo rapido, percolando lungo il tronco sino al terreno. In Sicilia è d'uso raccogliere questo prodotto su pale di fico d'India che vengono appoggiate alla base della pianta. Il liquido derivante dai successivi tagli si rapprende più rapidamente fornendo un prodotto di migliore qualità detto commercialmente "manna cannolo". Il prodotto viene poi raschiato o semplicemente staccato dalla pianta con attrezzi tradizionali e lasciato asciugare. La stagione di raccolta è l'estate, sono infatti necessarie alte temperature ambientali perché avvenga una rapida solidificazione della manna.
I tagli vengono praticati a partire da luglio, ogni otto giorni, interrompendo la raccolta all'arrivo delle prime piogge che disciolgono il prodotto dilavandolo dai tronchi.
La coltivazione del frassino da manna era praticata in Sicilia, sino all'inizio del secolo, su una superficie di oltre 6000 ettari. Essa costituiva una buona fonte di reddito per le popolazioni locali essendo il prodotto molto richiesto sia in Italia che all'estero. Oggi la coltivazione interessa una superficie agricola limitata a poche aziende e la produzione è in forte declino per la concorrenza, esercitata sul mercato, dalla mannite industriale ottenuta utilizzando alcuni sottoprodotti della lavorazione della barbabietola da zucchero. Per la tutela del frassino da manna e del suo prodotto la Regione Siciliana aveva istituito sin dal 1957 il "Consorzio obbligatorio tra produttori di manna" che di fatto, negli anni, non è riuscito a valorizzare adeguatamente il prodotto. Nel 2002 Slow Food ha inserito la manna tra i prodotti da salvare nell´ "Arca del Gusto" attraverso il progetto denominato “ Manna eletta delle Madonie”. Tuttavia gli alti costi di produzione e la precarietà di reddito rendono oggi assai incerto il futuro di questo prezioso albero della salute.

Per saperne di più

ttp://www.ilfrassino.it/
http://www.lamannadizabbra.com/
http://www.cibo360.it/wellness_gourmet/produttori/Sicilia/Palermo/giulio_gelardi.htm

mercoledì 10 agosto 2011

Quiz botanico agosto 011


Cinque indizi per una specie

genere

specie

1) Molte divinità di diverse religioni sono raffigurate sedute sul mio fiore

2) Una canzone del complesso Equipe 84 del 1973 mi riporta nel titolo

3) In Cina sono il componente principale delle "torte della luna" 

4) I miei frutti sono molto duri, come dice il mio nome, e possono germogliare anche dopo anni dal raccolto

5) Dai miei steli si ricava una fibra tessile con la quale si realizzano gli abiti dei monaci buddisti di alto rango

lunedì 1 agosto 2011

Iochroma cyaneum : un fiore dal colore primario


Iochroma cyaneum
Non sono brava a definire i colori; per carattere sono squadrata; le sfaccettature, le sfumature i distinguo non fanno per me; come spiegare la differenza tra magenta e viola o tra cremisi e bordeaux? Vorrei saperlo fare come mia nonna che d’estate quando acquistava un vestito, in fatto di colori aveva le idee ben chiare: alla commessa, incaricata di servirla chiedeva decisa che il vestito non fosse né crema né , tantomeno, beige ma di colore “cece caliato” , tradotto per i non siciliani in colore “cece tostato” ; un beige scuretto tipico dei ceci abbrustoliti detti “calia”, passatempo alimentare siciliano che veniva venduto in bancarelle dentro coppi di carta alle feste padronali o all’ingresso dei cinema e consumato insieme ad arachidi tostate e semi di zucca salati (semenza) al posto delle odierne patatine o dei moderni pop-corn. C’è tuttavia un colore che non ho difficoltà a riconoscere: il ciano, colore abbinato nei miei percorsi mentali ad un arbusto i cui fiori sono dello stesso colore. Se devo comprarne una cartuccia per la stampante (il ciano è con il magenta ed il giallo, un colore primario) non ho bisogno di memorizzare codici o portarmi appresso campioni di etichette; penso ai fiori tubulosi di Iochroma cyaneum e l’acquisto è fatto in assoluta scioltezza.
Si tratta di un bellissimo arbusto della famiglia delle Solanaceae, ancora una volta proveniente dal sud america ed in particolare dall’Ecuador, caratterizzato da fantastici fiori tubolari di colore blu scuro tendenti al viola. Non è specie molto diffusa nei giardini del sud ma è questa una imperdonabile dimenticanza. La specie si presenta come un cespuglione molto ornamentale sia per le grandi foglie vellutate, un po’ flosce nelle giornate molto calde, che per i fiori blu-violetto riuniti in grappoli penduli che fanno un bel contrasto con il verde scuro delle foglie. La specie vuole acqua in discreta quantità e vi farà capire, afflosciando le foglie, le sue reali esigenze idriche. Se siete appassionati del fai da te botanico potrete riprodurre la specie per talea di rametto semi legnoso utilizzando inizialmente sabbia in vaso per passare poi al terreno di medio in pasto una volta che eseguita la messa a dimora. Ne esistono numerose varietà come indicato da numerosi siti web, tra le quali : Indigo, RoyalBlue, SkyKing, Trebah, SkyBlue,  WineRed
Iochroma coccineum
Non c'è che dire, una grande varietà di sfumature e colori; se si considera poi che il genere Iochroma, che già di per se vuol dire “colore viola”, comprende anche una specie a fiore rosso arancio (Iochroma coccineum)tutto converge, ahimé ad aumentare la mia confusione in fatto di colori.

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